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[L’Intervento] Gabriele Bonfiglioli (Imprenditore): «Occorre subito sinergia e complementarietà tra ricerca industriale e ricerca universitaria»

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La possibilità di scorgere profili di innovazione nell’attività di original equipement manufacturer storicamente impegnati nella produzione della componentistica può risultare ad un primo approccio non immediatamente percepibile.  Cionondimeno imprese come Marzocchi Pompe costituiscono un esempio della capacità dell’impresa italiana di adattarsi con estrema flessibilità agli incessanti cambiamenti impressi dalle nuove esigenze del mercato internazionale coniugando il valore dell’impronta individuale e della personalizzazione del prodotto con l’esigenza di rifornire un mercato di dimensioni globali.

In questa prospettiva appare fondamentale coniugare il core business dell’azienda – consistente nella progettazione e produzione di pompe a ingranaggi esterni e quindi il tipico componente meccanico – con un’attività costante di ricerca e sviluppo che rende sempre più intensa la sinergia e la complementarietà tra ricerca industriale e ricerca universitaria.

Proprio in questa prospettiva si collocano le più rilevanti innovazioni introdotte nel settore della componentistica da Marzocchi Pompe alla fine degli anni Novanta, quando, grazie ad un progetto sviluppato con una grande multinazionale, è stato realizzato un sistema innovativo di servosterzo che – erogando l’energia indispensabile per il funzionamento del meccanismo solo nei momenti in cui un sistema di sensori rilevasse un’effettiva necessità –  ha consentito, oltre vent’anni orsono, di percorrere la via del risparmio energetico e della sostenibilità ambientale.

Sempre in questo senso si collocano le importanti innovazioni che, proprio attraverso la componentistica fornita a una molteplicità di produttori di veicoli, hanno permesso, nel corso del tempo, di ottimizzare i consumi ed il risparmio energetico dei veicoli a quattro ruote motrici, attivando la trazione integrale solo nelle situazioni in cui i sensori indicassero una sua effettiva necessità.

Le due innovazioni indicate a titolo di mero esempio costituiscono l’emblematica testimonianza della necessità di instaurare un rapporto di proficua sinergia ed integrazione tra i modelli tipici della cosiddetta old economy e quelli che caratterizzano l’incedere della new economy.

La percezione comune, principalmente alimentata a livello mediatico, tende a rappresentare la nuova propulsione verso la mobilità sostenibile come il frutto dell’incedere di tecnologie informatiche ed elettroniche, identificando il loro progresso con quello della transizione verso la nuova mobilità. Una simile visione, tuttavia, rappresenta un quadro parziale nel quale rimane in ombra la fondamentale e persistente rilevanza della componente meccanica che costituisce un presupposto ed un supporto ineliminabile della mobilità senza il quale le nuove tecnologie non possono esprimere appieno le loro potenzialità.  

L’autentica sfida a cui sono chiamati tutti i player del settore automotive, pertanto, consiste nell’individuazione delle più efficienti sinergie attraverso le quali garantire un’efficace integrazione tra la dimensione della componentistica elettronica e quella più tradizionale della componentistica meccanica.

Le posizioni recentemente espresse dal Dott. Michele Crisci (Presidente e AD Volvo Car Italia S.p.A. e Presidente di UNRAE (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri) e dal Prof. Ing. Enrico Sangiorgi (Vice Presidente  Motorvehicle University of Emilia-Romagna (MUNER) e Prorettore per la didattica dell’Università di Bologna), appaiono pienamente coerenti rispetto a questa visione e sottolineano la fondamentale importanza rivestita dalla creazione di nuove competenze.

Sotto questo profilo diviene cruciale il ruolo rivestito dal rapporto sempre più intenso tra imprese ed enti formativi. In questo contesto l’Università è chiamata ad interpretare un ruolo di primario rilievo nella creazione di una cultura multidisciplinare della mobilità sostenibile e nella predisposizione di percorsi di studio innovativi che, muovendo dalle solide basi della tradizione, si caratterizzano per una spiccata vocazione alla formazione di figure professionali di spessore internazionale e con spiccate attitudini al costante aggiornamento ed al dialogo con i cultori di discipline diverse, ma profondamente interconnesse con quelle dei professionisti del settore automotive.

La promozione di una cultura della mobilità sostenibile e della formazione multidisciplinare, pertanto, costituiscono un fertile terreno la cui creazione appare un presupposto indispensabile al fine di incentivare, accompagnare e mantenere un nuovo modello industriale ispirato ai valori delineati dall’Agenda ONU 2030 ed immanenti nel Next Generation EU e nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).

In questa prospettiva occorre riservare una particolare attenzione anche alla formazione superiore, che precede quella universitaria e che appare destinata ad instaurare con essa un fecondo processo di integrazione. Proprio in questa prospettiva diviene quindi fondamentale riprogettare il ruolo degli Istituti Tecnici, fucina dei professionisti della meccanica di precisione nei decenni trascorsi e possibile volano del nuovo processo di crescita del quale appare sempre più indispensabile uno stretto collegamento con il grado di formazione successiva e quindi la creazione di quelle “passerelle” funzionali a facilitare la comunicazione tra istituto tecnico superiore e formazione universitaria di primo livello e di porre i giovani studiosi nella condizione di proporsi come protagonisti qualificati agli occhi dell’impresa chiamata ad affrontare le sfide del prossimo futuro.

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