“C’è un contesto internazionale che ha già preso le misure in materia di sicurezza energetica, laddove l’Europa non ha risorse primarie”: negli anni passati si è appoggiata alla Russia “ma senza un approccio strategico. Stiamo correndo dietro le cose e a volte non si riesce a farlo bene” anche perché “si lavora in modo ideologico, si fanno regole, si creano vincoli e così non riusciamo ad attirare il capitale privato. Lo spiega l’ad di Eni Claudio Descalzi, intervistato a ‘In mezz’ora’ su Rai3.
“Non mi piace pensare che abbiamo già perso” in materia di sviluppo energetico – aggiunge – “possiamo recuperare ma a livello europeo dobbiamo arrivare ad avere il pragmatismo degli anglosassoni” rinunciando “a dogmi e ideologie e facendo di tutto per aiutare le società: le imprese non sono un nemico”.
“Bruxelles deve avere una visione” non solo sul futuro – sottolinea – “ma anche sul presente” perché se oggi “diciamo alle società europee che non possono investire nel gas e nel petrolio le vincoliamo” nella competizione globale e in questo modo alla fine “si crea un costo ulteriore per l’energia”. L’ad di Eni si scaglia anche contro i sussidi “che creano un danno” alle aziende e “atrofizzano la capacità di lavoro imprenditoriale”.
Nella transizione energetica e nella ‘battaglia’ per gli approvvigionamenti – osserva – “si vince con la diversificazione geografica ma soprattutto con la diversificazione tecnologica”. Su questo punto l’ad ricorda il lavoro di Eni sui biocarburanti: “Nel 2013 abbiamo iniziato a investire massicciamente a investire in questo settore in cui non c’erano ancora regole, puntando a creare una catena diversa e parallela al petrolio”.
“Anziché chiudere raffinerie che perdevano abbiamo investito in questo” campo, ricorda rivendicando che “ci siamo mossi per tempo, senza aspettare che venisse data una direzione”.
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