L’ottava Indagine sul clima della Banca europea per gli investimenti fotografa un Paese più colpito della media europea: sette persone su dieci hanno perso potere d’acquisto per le bollette. Ma proprio per questo gli italiani vedono nella transizione verde soprattutto una leva economica
Il caro energia sta lasciando un segno profondo nei bilanci delle famiglie italiane, su cui pesa in alcuni casi più che nel resto d’Europa. Lo racconta La Stampa, in un’analisi firmata da Sara Tirrito, che riprende i risultati dell’ottava edizione dell’Indagine sul clima della Banca europea per gli investimenti (Bei), lo studio con cui l’istituto analizza le opinioni dei cittadini su clima e transizione energetica.
Il dossier si basa su un sondaggio commissionato dalla Bei e condotto da Ipsos Bva tra il 3 e il 25 agosto su 23mila persone nei 27 Stati membri, di cui mille in Italia. Il dato di partenza è netto: il 70% degli italiani dichiara che l’aumento dei prezzi dell’energia ha ridotto in modo significativo il proprio potere d’acquisto negli ultimi dodici mesi, contro una media europea del 60%. Per il 24% degli intervistati la riduzione è stata drastica.

Il carrello e il termostato
Le conseguenze dei rincari si traducono in scelte quotidiane più austere, fino alla rinuncia a consumi essenziali. Secondo quanto riporta La Stampa, il 40% degli italiani ha tagliato le spese per alimentazione o salute e il 34% ha abbassato il riscaldamento, in linea con il resto d'Europa.
La crisi non ha però colpito tutti allo stesso modo: per le famiglie più fragili l'impatto è stato più severo. Il 22% dichiara di essersi indebitato, di aver chiesto un aiuto economico o di aver rinviato il pagamento di una bolletta, contro il 16% della media europea. Un divario di sei punti che misura la maggiore vulnerabilità finanziaria di una parte del Paese.
Meno auto, meno viaggi
Il caro energia ha inciso anche sulla mobilità. Il 63% degli italiani ha modificato l’uso dell’auto, il 32% ha ridotto al minimo gli spostamenti, persino quelli per la spesa o le visite mediche, e una quota identica ha rinunciato a un viaggio o a raggiungere familiari e amici.
L'attenzione ai consumi ha riguardato anche le piccole abitudini. Il 20% ha rallentato alla guida per consumare meno carburante, mentre solo il 13% ha sostituito l'auto privata con mezzi pubblici, bicicletta o passaggi condivisi, contro il 22% della media europea: un segnale, letto in controluce, della minore disponibilità di alternative al mezzo privato.
La transizione come leva economica
Il peso dei costi spiega perché, secondo lo studio, gli italiani guardino alla transizione energetica soprattutto, e finalmente, come a una leva economica. L'81% la considera urgente per il Paese, contro il 75% europeo. L'88% si aspetta una minore dipendenza dalle importazioni di petrolio e gas, l'84% prezzi più stabili o più bassi e un'analoga percentuale benefici per il clima.
Rispetto al 2022 è cambiata la gerarchia delle priorità. Quattro anni fa il contrasto ai cambiamenti climatici era il primo vantaggio indicato in Italia e in altri 18 Stati membri; oggi, da noi e in altri 15 Paesi, il primo posto spetta alla riduzione delle importazioni. Anche i timori legati a un rallentamento hanno una matrice economica: l'83% teme un aumento duraturo dei prezzi dell'energia e del costo della vita, l'82% una maggiore dipendenza dall'estero.
In un contesto di crisi geopolitiche, gli italiani risultano inoltre i più fiduciosi dell'Unione: il 64% è convinto che la transizione porterà l'Europa all'indipendenza energetica, contro il 38% della media, e il 73% si sentirebbe più orgoglioso di essere europeo se l'obiettivo venisse raggiunto.
«L’aumento dei costi dell’energia non è soltanto una questione economica: ha conseguenze concrete sulla vita e sulle scelte quotidiane delle famiglie», sottolinea la vicepresidente della Bei Gelsomina Vigliotti, citata da La Stampa. «La transizione energetica è parte della risposta, perché ci permette di ridurre la nostra esposizione alla volatilità dei prezzi e rafforzare l’indipendenza energetica e la competitività dell’Europa».
Pompe di calore e solare, Italia in testa
Sul piano delle scelte concrete, l'Italia è prima nell'Unione per l'adozione delle pompe di calore: il 60% ne ha già installata una o prevede di farlo entro tre anni, contro il 41% europeo. Il solare è la fonte più indicata, con il 62%, dieci punti sopra la media.
Forte anche la domanda di Europa. Il 49% vorrebbe una base industriale europea per le tecnologie pulite anche a costo di tempi più lunghi, il 73% auspica una collaborazione più stretta tra gli Stati membri e il 68% preferirebbe finanziare la transizione con risorse comuni, contro il 21% favorevole a fondi nazionali.
Lo scenario
I numeri della Bei restituiscono l’immagine di un Paese che ha pagato il conto energetico più caro di altri partner europei e che, proprio per questo, ha cambiato il modo di guardare alla transizione: non più solo una questione ambientale, ma una politica di sicurezza economica e di difesa del potere d’acquisto. Il divario tra la sofferenza delle famiglie, con tagli a cibo, salute e mobilità, e la fiducia nelle rinnovabili segnala una domanda politica precisa: ridurre la dipendenza dalle importazioni fossili, investire in solare ed elettrificazione e farlo con strumenti europei comuni. Una domanda a cui governo e Bruxelles dovranno dare risposta prima che il caro energia si trasformi da emergenza in condizione strutturale.
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