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Manovra, 10 miliardi per la Difesa. Ecco come saranno spesi | L’analisi di Gianni Trovati

Nella legge di bilancio 2027-2029 il comparto vale 10,9 miliardi aggiuntivi in tre anni, concentrati per l’85% sul biennio 2027-28 per sfruttare la clausola di salvaguardia europea. Dentro ci sono i grandi programmi d’arma, la forza di reazione rapida interforze, il caccia di sesta generazione e i rinforzi all’Arma.

Cresce il peso della Difesa nella manovra. È quanto emerge dall’analisi di Gianni Trovati sul Sole 24 Ore, che ha passato al setaccio i tre tomi della legge di bilancio pubblicati dalla Camera: 1.782 pagine in tutto, nelle quali prende forma l’impegno finanziario che il governo dedica al rilancio del comparto. I numeri parlano di 4,8 miliardi aggiuntivi il prossimo anno e di 10,9 miliardi nel triennio coperto dalla legge di bilancio, in larga parte concentrati però sul 2027-28.

Nelle tabelle si precisano anche i contorni dell’utilizzo della clausola di salvaguardia nazionale, quella che permette di finanziare interventi con il deficit in deroga ai vincoli del Patto di stabilità Ue, finora rimasti piuttosto in ombra. La concentrazione sul biennio non è casuale: il motore principale della spesa è proprio il disavanzo consentito dalla clausola, che scade fra due anni.

Le risorse nascoste nella sezione II

La ragione dell’ombra è tecnica. Come spiega il quotidiano di Confindustria, il grosso delle spese aggiuntive non compare nella sezione I della legge di bilancio, dove si concentrano le novità normative che attirano l’attenzione generale, ma trova spazio nella sezione II, quella in cui, spesso nel disinteresse del dibattito pubblico, si muovono tagli e rifinanziamenti delle voci di spesa gestite dai vari ministeri. Ed è lì che emerge il protagonismo del portafoglio guidato da Guido Crosetto.

Ricostruire il quadro non è agevole: occorre muoversi a cavallo tra articoli, commi e tabelle. Ma il risultato è netto. Secondo l’elaborazione del Sole 24 Ore, i rifinanziamenti valgono 8,2 miliardi nel triennio, di cui 4,14 miliardi nel solo 2027; le altre misure previste dalle norme della sezione I aggiungono 2,73 miliardi, di cui 703,5 milioni il prossimo anno.

Infografica di Riparte l’Italia sugli stanziamenti aggiuntivi per la Difesa nel triennio 2027-2029.

Due miliardi e mezzo l’anno per gli armamenti

La voce più consistente è quella dedicata all’«attuazione dei programmi di investimento pluriennale per l’esigenza della difesa nazionale»: 2,6 miliardi nel 2027 e altrettanti nel 2028, per un totale di 5,25 miliardi nel triennio. Al funzionamento, cioè all’insieme di spese che garantiscono operatività e manutenzione ordinaria, vanno un miliardo il prossimo anno e 844 milioni in quello successivo.

La Joint Rapid Response Force, l’etichetta che indica i piani interforze a operatività immediata per affrontare le crisi, assorbirà 267 milioni l’anno prossimo e la stessa cifra in quello successivo. Al programma Nato per la difesa comune, il Nato Security Investment Programme (Nsip), andranno 134,8 milioni nel 2027 e 196,7 milioni nel 2028.

Dallo stesso bacino arrivano i 164,3 milioni (100,6 nel primo anno, il resto nel secondo) indirizzati agli investimenti per rinnovare e ammodernare l’Arma dei Carabinieri, in un quadro che si completa con 4,5 milioni destinati al Polo nazionale della Subacquea.

Lontani dai 7,2 miliardi annunciati

Il conto, osserva Trovati, si ferma qui ben lontano dai 7,2 miliardi annunciati per l’utilizzo della clausola. Che però, come accade anche per l’energia, può raccogliere misure già previste nei tendenziali, in un gioco di sponda che ha liberato spazi per la manovra ordinaria.

I rifinanziamenti al ministero, del resto, non esauriscono il panorama: nuove misure per la difesa compaiono anche nella sezione I. Qui i numeri si riferiscono all’indebitamento netto e non al saldo netto da finanziare, come nella sezione II, e la somma presuppone dunque che non ci siano disallineamenti temporali tra le due grandezze.

Dal caccia del futuro a Strade sicure

Il testo della manovra contempla 104 milioni in due anni per l’ammodernamento infrastrutturale delle Forze armate e 47,9 milioni per il Global Combat Air Programme, il caccia di nuova generazione sviluppato da Leonardo con Bae Systems (Regno Unito) e Jaiec (Giappone).

Il paniere si arricchisce poi delle risorse, soprattutto nazionali, per finanziare gli «interventi normativi in materia di difesa»: 1,47 miliardi in tre anni. A questi si sommano le assunzioni e gli straordinari dei Carabinieri, con 174,9 milioni nel triennio: misure simili, fuori da questo calcolo, interessano anche Polizia e Guardia di finanza. Vanno invece 4,7 milioni a «Strade sicure», il programma caro soprattutto alla Lega per la presenza dei militari nelle città, prorogato per ora solo fino al 31 marzo.

Il quadro si completa con il rifinanziamento delle missioni internazionali, che transitano dal ministero dell’Economia ma fanno parte del bilancio integrato della difesa: dalla manovra ricevono 368,7 milioni l’anno prossimo e altri 558,9 milioni sul 2028.

Lo scenario

L’analisi del Sole 24 Ore mette in luce una manovra a doppio binario: da un lato la sezione normativa, sotto i riflettori; dall’altro la sezione dei rifinanziamenti, dove si gioca davvero la partita della spesa militare. Il riarmo italiano viaggia così agganciato alla finestra europea della clausola di salvaguardia, e la concentrazione dell’85% delle risorse nel biennio 2027-28 ne è la prova. La domanda politica che resta aperta riguarda il dopo: quando la deroga Ue scadrà, i programmi pluriennali avviati, dagli armamenti al caccia di sesta generazione, chiederanno coperture ordinarie in un bilancio pubblico che resta tra i più vincolati d’Europa. Una scelta che il Paese dovrà affrontare con un dibattito trasparente sulle priorità, oggi in larga parte confinato nelle pieghe delle tabelle.

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