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Tito Boeri e Roberto Perotti (Repubblica): «Il “divano di Cittadinanza” è un mito: i dati lo smentiscono»

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Il mito dei lavoratori pigri, che preferirebbero il Reddito di Cittadinanza (il cosiddetto “divano di cittadinanza”) a un vero e proprio stipendio, è sfatato dai numeri. Lo sostengono i due economisti Tito Boeri e Roberto Perotti. Non è vero che le imprese faticano a trovare i lavoratori di cui hanno bisogno perché questi se ne stanno comodamente sdraiati su di un divano con in tasca il Reddito di Cittadinanza.

Ma chi crede alla teoria del “divano”– osservano i due economisti su Repubblica – non si è preoccupato di raccogliere un dato per corroborare la sua tesi. «A nessuno è venuto in mente di guardare i dati disponibili (a partire dall’ultimo Rapporto Annuale dell’Inps) su chi sono i percettori del Reddito di cittadinanza. Se lo avessero fatto, si sarebbero resi conto che solo un terzo di questi è in grado di lavorare e ha sottoscritto un Patto per il Lavoro e che, fra questi, una percentuale rilevante deve comunque ricevere formazione prima di essere collocabile».

«I dati sulle assunzioni di lavoratori stagionali mostrano anche che sono fortemente aumentate rispetto al 2019, mentre mancano i cuochi nella ristorazione e qualifiche intermedie nel commercio che ben difficilmente si trovano fra i percettori del Reddito di cittadinanza. Semmai si lamentano carenze di stagionali in agricoltura dovute alla mancanza di manodopera immigrata, che non può ricevere il Reddito di cittadinanza perché non soddisfa il requisito di 10 anni di residenza continuativa previsto dalla legge».

«Se i teorici del “divano di cittadinanza” avessero guardato le serie Istat sui posti vacanti si sarebbero accorti anche che non c’è stata alcuna impennata dopo l’introduzione di questo strumento e che siamo tuttora al di sotto dei livelli del 2019. Dunque, la conclusione di Boeri e Perotti è che l’Italia ha bisogno di uno strumento universale di contrasto alla povertà, che oggi hanno tutti i paesi della Ue. Deve sicuramente migliorare quello esistente, ma non deve abolirlo».

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