Sul superbonus ora si delinea una soluzione che prevede l’applicabilità della norma sull’allungamento dei crediti fiscali a 10 anni, dai 4 finora previsti, per il futuro, intendendo con ciò a partire dal 2024.
Giustamente ci si è chiesto, in particolare dall’Abi, cosa succederà, se dovesse consolidarsi questa decorrenza, per i crediti maturati a partire dal primo gennaio di quest’anno.
La materia è in evoluzione e si vedrà quale sarà il definitivo approdo, scrive MF-Milano Finanza, ma la vicenda ha visto anche rappresentata una querelle istituzionale.
Il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti, riferendosi al promemoria presentato dalla Banca d’Italia che ora prospetta, come extrema ratio, la soluzione drastica del blocco del superbonus, in particolare, per evitare gli impatti pesanti sui dati della finanza pubblica, ha apprezzato l’iniziativa, anche se ha rilevato che ormai una tale soluzione è di diffuso sostegno, ma ha tenuto a chiedersi retoricamente perché un intervento similare non sia stato proposto per gli anni passati a decorrere dal 2021, soprattutto dopo aver constatato i ritardi al riguardo da parte della Ragioneria Generale dello Stato.
Le cronache hanno poi suddiviso la critica, rivolgendola al passato governatorato (quello di Ignazio Visco) e i meriti all’attuale governatore (Fabio Panetta).
La domanda del ministro ha un senso, ma sarà da esaminare gli interventi, in questi anni, di esponenti di Via Nazionale nella materia in questione anche nel corso di audizioni parlamentari e solo dopo trarne le conseguenze, mai dimenticando le responsabilità che toccano – chi più, chi meno – tutte le forze politiche, responsabilità non affatto attenuabili da presunti ritardi tecnici.
Finora a Palazzo Koch mai si è storicamente verificato quel classico vizio della politica che vede chi è in carica rinviare frequentemente alla responsabilità dei predecessori.
Ma vi è di più: la banca non può essere considerata il paracadute della ragioneria generale.
Essa ha, secondo una sorta di costituzione materiale formatasi negli anni, un ruolo di alta consulenza degli organi costituzionali che si esplica in vario modo.
Fra questi, vi è, non secondaria, la richiesta di pareri e di studi, oltreché con audizioni parlamentari.
Ma per la funzione adombrata, una sorta di ufficiale monitoraggio con precise responsabilità sulle leggi che contengono impegni di spesa, la quale affiancherebbe la Banca ad altri importanti organi, occorrerebbero specifiche previsioni che, per di più, non si sa quanto potrebbero essere compatibili con il Trattato Ue, nella parte in cui disciplina i rapporti del sistema europeo di banche centrali con i governi, e quanto siano accettabili.
D’altro canto, non sappiamo ancora quali siano le controdeduzioni del Ragioniere Generale Biagio Mazzotta alle critiche per presunte omissioni di rilievi in merito agli impatti del superbonus.
Mazzotta nelle scorse settimane avrebbe risposto alle contestazioni a mezzo stampa di alcuni ministri con un promemoria che non si conosce.
È poi circolata la voce di un suo trasferimento alla presidenza di un’impresa pubblica, una sorta di promoveatur (se tale si può ritenere) ut amoveatur.
Si è pure parlato delle Ferrovie.
È invece una vicenda nella quale si impone, a questo punto, assoluta trasparenza.
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