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Alessandro Marsilio, Comunità Energetiche: “Senza i terreni agricoli addio a 5 gw” | Lo scenario

“È come mettere una manciata di chiodi davanti alla partenza del Gran Premio».

Non lascia spazio a dubbi Alessandro Marsilio, membro del consiglio di amministrazione di Comunità Energetiche, società controllata da Fiee Sgr, sul rischio che una serie di piccoli dettagli (in apparenza) possano mettere a repentaglio l’occasione di crescita rinnovabile dell’Italia creata dalle comunità energetiche (Cer).

Tra il 23 e il 24 febbraio, scrive MF-Milano Finanza, saranno emanate le regole tecniche del Gse per l’attuazione del decreto, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 gennaio, che stimola la nascita e lo sviluppo delle comunità energetiche rinnovabili e i sistemi di autoconsumo collettivo da fonti rinnovabili.

Queste regole tecniche avranno il compito fondamentale di dirimere e chiarire alcune questioni, creando quindi i confini entro i quali anche gli operatori di mercato potranno muoversi, peraltro in un contesto in cui serve fare ancor più degli annunci.

Il Pnrr ha stanziato 2,2 miliardi per promuovere le comunità energetiche nei Comuni con meno di 5 mila abitanti (con l’obiettivo di arrivare a 5 Gw nel 2027).

Il lavoro sarà lungo perché esistono solo 54 comunità di autoconsumo.

Numeri esigui che hanno portato solo a 1,5 MWp di installato (dati Osservatorio Enea), ben lontano dai target previsti fra tre anni.

Proprio per questo sarà indispensabile che le regole tecniche non limitino ulteriormente il campo d’azione.

In tal senso, uno dei temi su cui Marsilio crede sia necessario mettere l’accento, riguarda la possibilità di rendere idonei, e quindi elegibili a ospitare gli impianti, i cosiddetti terreni “solar belt”.

Si tratta di aree agricole che si trovano a meno di 500 metri da zone industriali o a 300 metri dalle autostrade.

«Si tratta evidentemente di terreni non di pregio, per cui farli rientrare nella normativa cambierebbe lo scenario dalla notte al giorno, perché consentirebbe di passare dai soli tetti e terreni industriali – notoriamente costosissimi – estendo l’operatività anche a terreni comunque poco valorizzati e valorizzabili dall’agricoltura, che invece potrebbero fornire energia diretta ai centri industriali e renderli autonomi dal punto di vista energetico, condividendo energia con il territorio circostante», afferma Marsilio.

Il problema sorge da un vuoto normativo, perché nel decreto del regime transitorio questi terreni erano stati esclusi, mentre non figuravano tra le aree escluse dal decreto del 2021.

Il chiarimento si rende necessario, così come necessario è «arrivare a un quadro regolatorio definito, l’unico punto imprescindibile per consentire alla transizione di prendere finalmente piede», sottolinea Federico Immordino, senior investment manager di Fiee Sgr, aggiungendo che «la transizione avviene non solo se i consumatori cambiano le loro abitudini, ma anche se arrivano capitali adeguati che permettano alla transizione di divenire realtà».

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