L’ultimo premiato è l’Alta Mora Etna Bianco Arrigo di Cusumano, definito il “Miglior bianco d’Italia” dalla Guida Vini 2026 de L’Espresso, unico produttore siciliano ad aggiudicarsi il punteggio di 110 cum laude, il voto più alto conferito dalla Guida, andato quest’anno solo a sette cantine: il già citato Cusumano con Etna Bianco Doc Arrigo, Alta Mora (Sicilia), poi Castello di Ama (Toscana), Elvio Cogno (Piemonte), Ferrari Trento (Trentino AA), Giovanni Rosso (Piemonte), Podere Forte (Toscana) e Tenuta Sette Ponti (Toscana).
“Un vino frutto delle migliori uve di Carricante prodotto in appena 3.899 bottiglie coltivate nella contrada Arrigo, da cui prende il nome, sul versante nord dell’Etna. La freschezza dei terreni concede la piena maturazione del Carricante senza snaturarne i profumi, esaltando il carattere e la complessità di questo vitigno autoctono vulcanico”, spiega Diego Cusumano, vignaiolo e titolare, con il fratello Alberto, dell’omonima cantina siciliana.
“Un Carricante di bassa montagna capace di dialogare in maniera sorprendente con il tempo restituendo una collocazione di bellezza disarmante”: così Luca Gardini, critico enologico, campione del mondo dei sommelier e curatore de La Guida ai 1000 Vini d’Italia de L’Espresso, ha motivato e assegnato il premio nonché il massimo punteggio destinato alle etichette che rappresentano l’apice della produzione vitivinicola italiana ad Alta Mora Etna Bianco Doc Arrigo 2022.
Mentre nella classifica del Gambero Rosso, svelata pochi giorni fa, sono ben 29 le etichette siciliane, in primis Cusumano con il suo Alta Mora Etna Rosso, che hanno ottenuto il premio di eccellenza, ovvero i “Tre Bicchieri”, un numero in crescita costante che riduce il distacco da regioni da secoli vocate alla produzione di vino come Toscana (con 93 etichette premiate), Piemonte (77 bicchieri), Veneto (44 bicchieri), ma che si lascia alle spalle regioni quali Puglia (26 bicchieri), Friuli Venezia Giulia (24 bicchieri), Emilia Romagna (16 bicchieri) e Umbria (18 bicchieri).
E comunque la Sicilia è al primo posto per etichette premiate nella classifica del Centro-Sud.
Sono dati che rispecchiano quelli di un turismo rurale, strettamente collegato a quello enogastronomico, sempre in crescita in una spirale autoalimentante positiva.
Il Rapporto Aite-Associazione Italiana Turismo Enogastronomico (2024) certifica che si è ulteriormente consolidato il legame tra gli italiani e il viaggio alla ricerca di cibo, vino, olio e tipicità agroalimentari del territorio italiano.
Il 70% degli intervistati dichiara infatti di aver svolto almeno una vacanza negli ultimi tre anni alla ricerca di prodotti agroalimentari del territorio: le risposte evidenziano un +12% sul 2023 e +49% sul 2016.
E il dato trova riscontro anche per la Sicilia che, nel 2024, con oltre 21 milioni 527 mila presenze registrate, ha segnato un +4,2% rispetto al 2023.
“Il turismo enogastronomico, ma soprattutto quello enologico che porta tanti turisti ad avvicinarsi e a scoprire l’incanto delle nostre campagne e montagne, oltre a quello delle coste e delle isole, è il vero volano dell’aumento di presenze, italiane ma ancor più straniere, che peraltro vanno a incrementare il turismo fuori stagione e al di là dei circuiti più battuti, se non in overturism. L’esperienza in cantina e nel territorio, abbinata al mare, è il mix perfetto per il turista ma soprattutto per la nostra regione che vede così rinascere luoghi dimenticati”, commenta Diego Cusumano.
“Aggiungo che le attività promozionali che cantine come la nostra svolgono tutto l’anno e con grande impegno in tutto il mondo sono forse la più efficace campagna pubblicitaria per la Sicilia tutta e con ciò intendo dire che il vino è il miglior ambasciatore della Sicilia nel mondo, perché ogni etichetta, ogni terroir ha una storia appassionante che invita alla scoperta”.
E i tanti premi ai vini siciliani raccontano anche di un settore sano, virtuoso, dalle elevatissime potenzialità, con tanti imprenditori di spirito e iniziativa.
Ora dunque si investa su strade e strutture, “anche se la vera sfida per tutti noi è la siccità, fenomeno che noi combattiamo con la ‘minima lavorazione superficiale’, viticoltura di precisione, funzionalità idraulica della chioma, metodi di gestione scientifici del vigneto. Fatto però che è forse troppo sottovalutato al momento da chi governa i territori, che stimolo a una rapida reazione”.
“Anche perché alla vigna riusciamo con sforzo a dare da bere. Il problema è quando manca l’acqua per i turisti, e per gli stessi siciliani”, conclude Cusumano.








