L’articolo 25 comma 2 della legge n.120 del 2010 prevede che, con decreto del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, di concerto con il ministro dell’Interno, sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, siano disciplinate due materie:
1) la relazione telematica con la quale le amministrazioni locali indicano l’ammontare complessivo derivante dalle sanzioni per violazione del codice della strada e gli interventi attuati con le medesime;
2) le modalità di collocazione e di uso degli autovelox.
Dopo anni di battaglie per la trasparenza condotte dal sottoscritto alla Camera dei deputati la prima materia è stata finalmente disciplinata alla fine del 2019, anche se, come ho già scritto su queste colonne, manca ancora un meccanismo sanzionatorio che renda applicabile la decurtazione del 90% degli importi per gli enti locali che non rispettino i relativi obblighi di trasparenza.
Sul secondo punto, dopo ben 13 anni, siamo ancora, al netto della circolare Minniti, in attesa di regole chiare e certe.
E nel frattempo abbiamo visto pullulare in giro per l’Italia autovelox nascosti tra i cespugli che hanno portato tanti soldi nelle casse di molti Comuni, ma sono stati molto meno efficaci nella tutela della sicurezza stradale.
Su questo specifico tema non si contano le interrogazioni che ho rivolto ai diversi governi che si sono succeduti, così come non si contano le risposte evasive e gli annunci puntualmente disattesi.
Cito i casi più recenti.
Il 29 luglio 2020 il governo mi rispondeva che una bozza di decreto sul posizionamento degli autovelox era stata sottoposta alla valutazione della Conferenza Stato-città ed autonomie locali, dove erano stati formulati dei rilievi da parte di Anci e Upi (strano.), e che, dunque, il governo stesso aveva ritenuto di procedere alla redazione di una nuova bozza di decreto.
Il 15 dicembre 2021 il governo rispondeva: “.la direzione generale per la sicurezza stradale del Mims sta finalizzando, congiuntamente al Ministero dell’interno, la bozza di decreto in parola, che sarà ragionevolmente sottoposta alla valutazione della Conferenza Stato-città e autonomie locali nei primi mesi del prossimo anno.
Tale provvedimento contiene una dettagliata disciplina finalizzata a garantire il rispetto dei limiti di velocità, basata sulla propedeutica verifica, da parte degli enti gestori stradali, dell’adeguatezza dei limiti di velocità imposti, quale condizione necessaria per poter installare i sistemi stessi.
I contenuti della nuova bozza di decreto saranno anche adeguati alle disposizioni introdotte dal decreto-legge n.76 del 2020 che hanno esteso l’ambito del rilevamento a distanza delle violazioni del limite di velocità a tutte le tipologie di strade”.
Ovviamente nei primi mesi del 2022 il decreto non si è visto. Il 12 aprile 2022 torno sul tema.
Ecco la risposta: “La Direzione generale per la sicurezza stradale del Mims, congiuntamente ai competenti uffici del Ministero dell’interno, sta proseguendo nell’attività di finalizzazione della bozza di decreto in parola, che sarà auspicabilmente esaminata dalla Conferenza Stato – città e autonomie locali entro il prossimo mese di giugno”.
Ma il decreto non ha visto la luce né a giugno, né a luglio, né nei mesi successivi.
E, a meno che non ci sia sfuggito qualcosa, non ci risulta sia ancora stato emanato in tempi più recenti.
Ci domandiamo: ora che c’è un nuovo governo, non è forse il caso, dopo tutti questi anni di disciplinare finalmente l’uso di uno strumento che viene utilizzato da molti enti locali più al fine di far cassa che per tutelare la sicurezza stradale e per prevenire gli incidenti?
E non è forse il caso di farlo andando avanti anche malgrado il dissenso di quelle rappresentanze degli enti locali che di fatto tengono bloccato il decreto ministeriale da anni, anche a costo di rischiare una impugnativa?
E, infine: durante questa legislatura c’è qualcuno in Parlamento che abbia la voglia, e per certi versi il coraggio, di continuare a portare avanti questo genere di battaglie?








