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Super Mario Draghi fa sparire lo spread. Gli analisti: «vi spieghiamo perché»

Con Mario Draghi a guidare il governo lo spread tra Btp e Bund potrebbe scendere dai 105 punti attuali fino a quota 70-80, mentre in caso di elezioni dovrebbe schizzare in alto a quota 150. È la previsione di Fabio Castaldi, Investment Manager di Pictet Asset Management. L’incarico a Draghi, afferma «è il risultato più gradito per chi investe nelle attività finanziarie del nostro Paese. Sul Btp le prospettive più favorevoli possono far ipotizzare una convergenza (ancorché non completa) verso i rendimenti dei titoli governativi spagnoli che trattano, al momento, ad uno spread di 60 punti base contro il Bund tedesco. Ipotizziamo quindi un’ulteriore compressione dello spread Btp/Bund fra i 20 e i 30 punti base con obiettivo l’area 70-80. Se si va alle urne lo spread rivedrà probabilmente i 150 punti base».

«Quella di Draghi è una soluzione favorevole al mercato – commenta Matteo Ramenghi, Capo investimenti di Ubs Wm Italia – allevierebbe le preoccupazioni per gli asset italiani. I titoli di Stato italiani, avendo già assorbito buona parte dello shock iniziale legato alla crisi politica, continuano a offrire un discreto rendimento rispetto ai titoli di Stato degli altri paesi periferici dell’Eurozona, e sono supportati dagli acquisti della Bce».

«Draghi sarebbe un risultato positivo per i mercati – afferma ancora Kaspar Sense, di BlueBay Asset Management – non perché è stato il salvatore della crisi sovrana europea nel ruolo di Presidente della Bce, ma perché un governo tecnico sarebbe più probabilmente in grado di padroneggiare le sfide del prossimo anno, in cui lo stretto coordinamento con l’Ue e le riforme strutturali dovrebbero non solo aiutare la ripresa economica, ma anche ridurre le tensioni populiste».

«Agli investitori piace la possibilità di una risoluzione della crisi e di un ritorno alla stabilità di governo, necessaria anche per non dissipare gli aiuti derivanti dal Recovery Fund – commenta Michele Morra, Portfolio Manager di Moneyfarm – nel medio termine un effetto positivo potrebbe venire dalla capacità di Draghi di sfruttare la sua autorità e la sua capacità negoziale a livello europeo per facilitare il dialogo sul programma di investimenti, rafforzando la relazione tra i paesi core dell’Eurozona. Il sentimento positivo dovrà essere poi avvalorato da numeri concreti su crescita di Pil, inflazione e utili aziendali, fattori principalmente legati agli sviluppi lato Covid e al tessuto produttivo italiano».

«Il mercato ha ovviamente reagito in maniera positiva all’arrivo di Draghi – sostiene Diego Toffoli di Intermonte Sim – il rendimento del Btp decennale italiano è tra i più alti in Europa ed è probabile che questo gap si ridurrà ulteriormente. Inoltre, il mercato azionario italiano ha chiuso il 2020 in coda agli altri mercati europei e potrebbe recuperare il terreno perduto. Un governo Draghi potrebbe supportare il consolidamento nel settore bancario. Ci si aspetta anche un’accelerazione nella stesura del Recovery Plan e questo indirizzerebbe investimenti nelle infrastrutture e nel 5G. L’arrivo di Draghi dà fiducia agli investitori internazionali che potrebbero indirizzare parte dei loro investimenti sul nostro mercato. Naturalmente tutto dipenderà dal supporto che questo governo avrà in Parlamento».

Infine secondo Adrian Hilton, di Columbia Threadneedle, «la nomina di Mario Draghi a primo ministro è una buona notizia per i mercati finanziari, che bramano soprattutto la stabilità politica e che ricordano positivamente il suo periodo come Presidente della Bce. Nel caso riuscisse a formare una maggioranza per il suo governo  tecnico, ci sarà una continua stabilità dei prezzi dei Btp .Le incertezze sia per quanto riguarda l’uso del Recovery Fund sia per il piano di vaccinazione rimangono in secondo piano rispetto alla riduzione del rischio politico; abbiamo mantenuto le nostre posizioni di sovrappeso sui Btp, con la convinzione che nuove elezioni fossero e restino improbabili».

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