La manovra tiene i conti sotto controllo (per ora) ma non pensa al futuro.
È molto critico il giudizio di Stefano Lepri sulla Stampa: “Nella storia parlamentare italiana – scrive l’editorialista – un esame della legge di bilancio che procede tanto in baraonda lo si era visto solo in fine di legislatura, oppure con una coalizione di maggioranza sul punto di rompersi.
Invece no, la legislatura è appena cominciata e questa maggioranza non ha alternative.
L’unica scusante è che i tempi sono stretti perché si è votato in autunno. Per fortuna i conti dello Stato non corrono rischi, perché resta fermo l’impegno a contenere entro precisi limiti le modifiche al bilancio.
Se ne potrebbe concludere che vediamo una tempesta in un bicchier d’acqua, spettacolo non nuovo nelle cronache politiche.
Ma è vero fino a un certo punto: perché – sottolinea Lepri – questo che si discute è un bilancio provvisorio, che dopo tre mesi andrà rivisto.
I sussidi che alleviano il caro-energia per famiglie e imprese sono coperti solo fino al 31 marzo.
Oggi certo è impossibile prevedere quanto la guerra in Ucraina continuerà a tenere alti i prezzi di metano e petrolio.
Per il momento sembra che non sarà grave la recessione economica che si profila per la prima metà dell’anno, ma il quadro potrebbe cambiare.
Tutti i numeri sono incerti. Va anche osservato che la riduzione del numero dei parlamentari, fortemente voluta dal Movimento Cinque Stelle nella scorsa legislatura, non sembra aver portato benefici.
In teoria, dicono gli studiosi della politica, meno parlamentari significa che ciascuno di loro è meno influenzabile da interessi particolari, perché eletto con un maggior numero di voti.
Dovrebbe anche essere più facile concludere in tempi stretti, come si è costretti a fare questa volta, perché si discute in un numero di persone ridotto di oltre un terzo.
A consuntivo si potranno trarre conclusioni più certe; per ora – conclude – la somiglianza con il passato prevale. Semmai – ma è un fatto politico, questo – del futuro del Paese si parla ancora meno”.
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