“Ci sono buone probabilità che Antonio Panzeri, esponente di Articolo uno, avrebbe partecipato al congresso costituente del nuovo Pd nel fronte di quanti invocano un cambio di nome: da Partito democratico a Partito del lavoro”.
Massimo Cappellini su Repubblica interviene così sui recenti scandali che hanno colpito la sinistra: “Premura perfino coerente – scrive – per un ex sindacalista della Cgil.
Si può fondare una ong sui diritti umani, come Panzeri, e prendere soldi dal regime qatariota? Si può usare la credibilità delle idee socialdemocratiche a vantaggio di chi calpesta lo Stato di diritto?
E soprattutto: perché un politico, che ha una tessera di partito, sente il bisogno di combattere le sue battaglie tramite una ong? Non sarà già qui il baco o l’imbroglio?
La ong di Panzeri, la Lega di Soumahoro, le fondazioni proliferate a margine e a valle di partiti, leader e leaderini, correnti e spifferi.
Ma anche le consulenze spericolate e le intermediazioni degli ex leader della sinistra, sia quelli con pose capitaliste sia quelli con pose anticapitaliste, tutto legale, per carità, ma anche impresentabile”.
Il tema, sottolinea Cappellini, citando Gianni Cuperlo, “è la questione morale che investe la sinistra e che nessuna ipocrisia o rimozione può fingere di non vedere”.
Il tema delle porte girevoli chiama in causa anche vicende che nulla hanno di giudiziario ma molto di affine: tra risciacquare i panni del Qatar dietro pagamento occulto e illegale e risciacquare quelli dell’Arabia Saudita dietro regolare bonifico rischia di esserci una differenza indiscutibile a livello penale e impercettibile a livello politico.
La consulenza che Massimo D’Alema, punto di riferimento di Panzeri già ai tempi del Pd, sta fornendo al gruppo di investitori del Qatar interessati a rilevare la raffineria di Priolo, ha ispirato un’amara riflessione al vicesegretario dem Peppe Provenzano: «Vedere ex leader della sinistra fare i lobbisti in grandi affari internazionali non è solo triste, dice molto sul perché le persone non si fidano, non ci credono più».
Ieri, dopo un lungo silenzio, ha deciso di parlare anche il segretario di Articolo uno Roberto Speranza: «Il quadro che emerge dall’indagine in corso a Bruxelles ci indigna profondamente.
Articolo uno è parte lesa in questa gravissima vicenda. Siamo scioccati dalle ricostruzioni di queste ore». Figuriamoci gli elettori”.
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