Nella tempesta che scuote i mercati obbligazionari mondiali, l’Italia deve evitare il catastrofismo e restare fedele al rigore dei conti. Il nuovo epicentro di una possibile crisi non sarebbero più i Paesi periferici europei, ma Francia, Stati Uniti, Giappone e le big tech dell’intelligenza artificiale.
È la tesi dell’economista Marco Fortis, che in un editoriale pubblicato oggi, 5 ottobre 2026, su Il Messaggero, nella rubrica “I numeri veri”, con il titolo “Spread e sangue freddo”, invita a mantenere i nervi saldi.
Secondo Fortis, il primo errore da evitare è alimentare comunicazioni allarmistiche sullo spread verso la Germania, che definisce un “feticcio ormai anacronistico”.
Se gli investitori internazionali scelgono di rifugiarsi nei titoli di Stato tedeschi in una presunta “flight-to-quality”, nonostante un’economia in difficoltà e l’avanzata elettorale dell’AfD, “saranno affari loro”, scrive l’economista: ciò che conta davvero sono i tassi di interesse comparati tra Paesi e la solidità dei conti pubblici.
Il secondo punto riguarda governo e politica.
Per Fortis, in questa fase i mercati decideranno chi saranno i “nuovi PIIGS” da punire, e per questo non è possibile abbandonare la linea di rigore fiscale che ha valso all’Italia il riconoscimento di mercati, istituzioni internazionali e agenzie di rating.
Il miglior programma elettorale possibile, sostiene, non è distribuire mance o promettere scostamenti di bilancio, ma un impegno duplice: tutelare il risparmio degli italiani, che detengono oltre 420 miliardi di euro di titoli pubblici, e rassicurare gli investitori esteri, che possiedono quasi mille miliardi del debito italiano e sono tornati a comprare Btp dopo anni in cui li consideravano “spazzatura”.
Alla domanda se si sia di fronte a una crisi come quella del 2011, Fortis risponde che è presto per dirlo, ma che i sintomi di un possibile “crash landing” finanziario esistono.
Con una differenza sostanziale: gli epicentri non sarebbero più i PIIGS, ma quelli che l’economista chiama “FUJI” – France, United States, Japan, artificial Intelligence – con le big tech dell’IA “piene di debiti fino al collo”.
Come il Fuji, vulcano quiescente ma attivo, questo FUJI finanziario potrebbe “eruttare da un momento all’altro con gravissime conseguenze”.
I numeri sostengono il ragionamento.
A fine dicembre 2011 l’Italia pagava rendimenti del 7% sui titoli decennali, contro l’1,9% degli Stati Uniti, l’1,8% della Germania, il 2% del Regno Unito e il 3,1% della Francia.
Al 2 ottobre 2026, nonostante i rialzi degli ultimi giorni, il quadro si è ribaltato: l’Italia è scesa al 4,7%, mentre Francia (4,9%), Stati Uniti (5,2%) e Regno Unito (5,3%) pagano rendimenti superiori a quelli italiani.
La Germania si attesta al 3,4%.
I dati sono un’elaborazione della Fondazione Edison su dati World Government Bonds.
Questo confronto sui tassi, sottolinea Fortis, è ciò che conta, non lo spread con una Germania “sopravvalutata dai mercati”.
In conclusione, per Fortis l’Italia ha una sola strada di fronte a quella che il Financial Times ha definito la “disfatta” dei bond mondiali: continuare a migliorare i conti pubblici e convincere gli investitori che non esiste solo la Germania come porto sicuro, ma anche un’Italia che ha fatto molti passi avanti.
“Il futuro della nostra stabilità finanziaria è in gran parte nelle nostre mani”, conclude.
“Dobbiamo continuare a rimanere affidabili”.








