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La nuova sinistra sociale avanza in Europa: casa, scuola e giovani al centro | Lo scenario di Antonio Polito

Dalla Francia alla Spagna, da Berlino all’Italia: un movimento meno ideologico e più pragmatico riporta la “questione sociale” nelle piazze e nelle urne. Ma rischia di favorire la destra.

Una nuova sinistra si sta facendo strada in Europa, “come un asteroide nascosto, all’ombra del più grande pianeta del populismo di destra”.

È la tesi di Antonio Polito, che sul Corriere della Sera del 5 ottobre 2026 dedica un’analisi in prima pagina a quella che definisce “la sinistra sociale”: un fenomeno che rimette al centro la “questione sociale” e che sta già producendo effetti politici concreti in diversi Paesi.

Francia, la protesta dei giovani

In Francia la mobilitazione è già nelle strade.

Secondo Polito, a scendere in piazza sono soprattutto liceali e minorenni, sostenuti da militanti della France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon e da frange dei movimenti anticapitalisti.

Difficile dire, osserva l’editorialista, se si tratti “di un nuovo ’68, di un altro ’77, o soltanto di una Pantera”.

Ciò che conta è la natura molto concreta delle rivendicazioni: aule fatiscenti, carenza di docenti, risorse per la scuola e il no ai tagli da 43 miliardi programmati dal governo di Parigi, alle prese con un deficit ben oltre il 5% e con rendimenti dei titoli di Stato ormai vicini al 5%.

Un “contagio francese” che già agita spread e mercati e che, si chiede Polito, potrebbe estendersi anche alle piazze di altri Paesi.

Spagna, il governo Sánchez e la casa

Sulla questione sociale, scrive il Corriere, sta cadendo il governo socialista di Pedro Sánchez.

Sotto la pressione dell’acampada alla Puerta del Sol, movimento nato dallo sfratto di un’anziana madrilena, Maricarmen, il premier ha tentato di far approvare due decreti che introducono vincoli alla proprietà privata degli immobili: rinnovi automatici dei contratti d’affitto, di fatto a tempo indeterminato, e un indennizzo di 12 mensilità all’affittuario.

Non avendo trovato la maggioranza in Parlamento, Sánchez sarebbe così destinato al voto anticipato.

Berlino, New York, Londra

A Berlino, ricorda Polito, Elif Eralp, figlia di emigrati turchi, ha appena vinto le elezioni con una piattaforma che propone un tetto agli affitti e l’esproprio di migliaia di alloggi delle grandi società immobiliari.

“Se non è più la socializzazione dei mezzi di produzione di marxiana memoria, è la socializzazione dei mezzi di abitazione”, scrive l’editorialista, accostando il caso tedesco a quelli di Zohran Mamdani a New York e Sadiq Khan a Londra, dove la crisi degli alloggi a basso costo è stata decisiva.

Non solo piazze: anche voti

L’analisi smentisce l’idea che questa sinistra “abbaia nelle piazze, ma nelle urne non morde”.

In Svezia il buon risultato degli ex comunisti li ha resi decisivi per una maggioranza di centrosinistra.

In Italia, ricorda il Corriere, l’ultimo sondaggio di Nando Pagnoncelli indica che Movimento 5 Stelle e Avs, sommati, hanno superato il Pd.

I tratti comuni

Secondo Polito il movimento è innanzitutto meno ideologico e più pragmatico che in passato.

L’unica vera opzione ideale che lo anima è lo sdegno per Gaza e la rabbia verso Israele: l’Economist, citato nell’articolo, ha osservato che la bandiera palestinese ha preso il posto della falce e martello nelle piazze europee.

Più divise, invece, le posizioni sull’Ucraina.

Ma a gonfiare le vele di movimenti e partiti sono soprattutto i “nuovi bisogni” delle masse giovanili dei grandi centri urbani, più che la retorica dei “nuovi diritti”: a Berlino la Linke ha ottenuto il 45% dei consensi tra gli elettori sotto i 35 anni, mentre in Francia la sinistra populista è data nei sondaggi al 50% tra i ragazzi sotto i 24 anni.

Il dilemma: chi paga?

Resta, secondo l’editorialista, un grande dilemma politico che comincia a vedersi anche in Italia: l’attacco ai ricchi sulla casa e la maggiore spesa per istruzione e sanità devono essere finanziati con una tassazione dei patrimoni?

In quel caso il rischio è entrare in conflitto con i ceti medi, ago della bilancia elettorale, perché “quando si comincia a parlare di patrimoniale si parte sempre dai miliardari, ma non si sa mai dove si finisce”.

Un tema particolarmente sensibile in Italia, Paese di piccoli proprietari immobiliari.

L’effetto paradosso

C’è infine, conclude Polito, un ultimo fattore che accomuna l’avanzata della nuova sinistra: può favorire la destra, anche quella estrema.

In Francia i sondaggi indicano che in un ballottaggio tra Le Pen e Mélenchon la leader del Rassemblement National vincerebbe nettamente.

In Spagna la caduta di Sánchez potrebbe accelerare la vittoria del Partito popolare in alleanza con Vox.

E su diversi punti, come la polemica contro Bruxelles, la sinistra radicale appare più vicina alla destra populista che ai moderati del proprio campo.

La “vecchia talpa”, chiude l’editorialista, “scava nuove gallerie sotto la vecchia Europa, e può diventare l’incognita dell’equazione elettorale”.

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