Secondo il Dipartimento del Commercio, la crescita del primo semestre è stata molto più forte del previsto.
A trainarla sono gli investimenti legati all’intelligenza artificiale e i consumi.
Nonostante i titoli allarmistici, gli Stati Uniti non stanno scivolando verso la recessione.
Anzi, la loro economia sta accelerando.
È la tesi dell’editoriale “The U.S. Economy Is Accelerating”, pubblicato dal Wall Street Journal il 1° ottobre 2026 a pagina 14.
Il punto di partenza è la revisione al rialzo, insolitamente ampia, che il Dipartimento del Commercio ha diffuso mercoledì sulle stime di crescita della prima metà dell’anno.
Le revisioni del Pil
Il Pil del primo trimestre passa dal 2,1% al 2,5%.
Quello del secondo trimestre sale dall’1,5% al 2,2%.
Le correzioni si basano su dati nuovi, sull’aggiornamento dei parametri annuali e su modifiche metodologiche introdotte dal 2021.
Una parte del rialzo dipende da stime più basse dell’inflazione.
Ma secondo il quotidiano newyorkese il dato più importante è un altro: investimenti delle imprese e consumi sono stati più robusti di quanto pensassero gli economisti.
Gli investimenti delle imprese sono stati rivisti al rialzo di mezzo punto, fino al 9%.
Hanno pesato la spesa in proprietà intellettuale e le strutture legate all’intelligenza artificiale.
Il Dipartimento del Commercio indica i data center come motore dell’aumento, mentre le apparecchiature informatiche hanno sostenuto i consumi.
Consumi e ricchezza
Nel secondo trimestre anche la spesa per spettacoli ed eventi sportivi ha aiutato i consumi.
Il Journal si chiede se sia un “dividendo dei Mondiali”.
I prezzi più alti della benzina non sembrano frenare le famiglie.
Negli ultimi trimestri i consumi sono cresciuti più dei redditi personali, forse anche grazie all’“effetto ricchezza” della Borsa in forte rialzo.
Fidelity ha comunicato che, nel secondo trimestre, gli americani con oltre un milione di dollari nel proprio piano pensionistico 401(k) sono aumentati del 19%, toccando il record di 769.000.
Secondo l’editoriale, il boom dell’intelligenza artificiale e la legge fiscale repubblicana hanno spinto profitti e azioni.
Nel secondo trimestre gli utili societari sono cresciuti del 20,8% su base annua.
Alcune valutazioni sono gonfiate, ammette il giornale.
Però i rialzi in Borsa oggi coinvolgono molti più titoli rispetto a un paio d’anni fa, quando gli indici dipendevano quasi solo dai cosiddetti “Magnifici Sette”.
Le esportazioni nette hanno tolto 1,1 punti percentuali al Pil, perché le aziende dell’intelligenza artificiale hanno importato più chip e macchinari per costruire i data center.
Per il Journal, però, è un segnale positivo per investimenti e crescita: “Le importazioni non sono un segno di debolezza economica”.
Il confronto con l’era Biden
L’editoriale ha un’impostazione politica dichiarata.
Secondo il quotidiano, l’economia oggi poggia su basi più solide rispetto agli anni di Biden, quando la crescita era “trainata dai sussidi pubblici”.
Il giornale ricorda che la legge fiscale dell’anno scorso ha eliminato gradualmente gli incentivi all’energia verde.
Ha inoltre riformato i buoni alimentari, riportando il numero di iscritti ai livelli pre-pandemia.
L’amministrazione Trump ha poi fatto ripartire il rimborso dei prestiti studenteschi.
“I democratici dicevano che questo avrebbe messo in pericolo l’economia.
A quanto pare, no”, scrive il Journal.
I rendimenti dei Treasury
La stampa si è allarmata per il rendimento del Treasury decennale, salito quest’anno di circa 100 punti base fino al 5,29%.
Di solito si dà la colpa ai prezzi dell’energia e all’attesa di nuove emissioni di debito.
Il Wall Street Journal sostiene invece che contino anche la crescita più rapida e la competizione per i capitali.
Anche le stime sul Pil del terzo trimestre stanno salendo, perché settembre si annuncia forte.
Perché gli americani sono pessimisti
Se l’economia va bene, perché gli americani sono così scontenti?
Secondo il giornale, pesano ancora gli strascichi dell’inflazione dell’era Biden, che continua a erodere gli aumenti salariali e a rendere difficile risparmiare.
Dazi e benzina più cara non hanno aiutato.
Eppure, conclude l’editoriale, nonostante chi prevedeva che la guerra in Iran avrebbe portato gli Stati Uniti in recessione, gli “spiriti animali” dell’economia americana sono “vivi e vegeti”.








