Per l’Italia la spesa influenzata dall’inflazione vale il 20,4% del Pil e c’è “spazio limitato” nei piani di spesa concordati per attenuare l’impatto sulle famiglie e sulle imprese senza ricorrere a misure restrittive.
In una lettera di una cartella, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni scrive a Ursula von der Leyen i motivi per cui ritiene necessaria a livello Ue, in sede di Ecofin, una riflessione sulla flessibilità sui parametri europei alla luce della fiammata dell’inflazione.
I contenuti emergono in serata, dopo l’arrivo a Bruxelles della comunicazione.
Ore dopo una prima replica informale da parte dell’Ue, che gela le aspettative del governo alla vigilia del Consiglio dei ministri che dovrà esaminare il Dpfp e lo scostamento di bilancio per le spese in energia ed eventualmente difesa.
“Abbiamo già concesso maggiore flessibilità agli Stati membri”, mette in chiaro la portavoce della Commissione europea Paula Pinho, ricordando che è già operativo un margine di flessibilità legato all’emergenza energetica.
L’Italia non controreplica.
La stessa premier, in un appuntamento pubblico alla Cna, si limita a ricordare di avere inviato oggi la lettera alla presidente von der Leyen per porre al prossimo Ecofin tra due settimane “il problema dell’impatto sui conti pubblici dell’inflazione rispetto all’inflazione programmata”.
Spiega che ci sono “una serie di adeguamenti automatici per legge, le pensioni, l’assegno unico, e non si può non tenere in considerazione di questo cambio totale dei conti che non dipende dalle scelte che fa il governo, ma dipende dalla situazione contingente”.
“Chiediamo – ribadisce la premier – che anche questo venga considerato, non siamo gli unici a farle”.
Poi in serata riunisce la maggioranza a Palazzo Chigi, presenti i due vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, per fare il punto sul Dpfp, il documento che sostituisce la Nadef e fa da cornice alla manovra, e al centro vi è proprio la richiesta italiana.
Tutti, spiega la premier nella lettera alla Commissione, condividiamo l’obiettivo “della sostenibilità del debito” e siamo “pienamente consapevoli degli impegni assunti dall’Italia nell’ambito della procedura per i disavanzi eccessivi in corso”, tuttavia “riteniamo che il quadro di bilancio lasci alla Commissione europea il margine necessario per tenere conto dei fattori rilevanti”.
La Commissione ha esteso al settore dell’energia la clausola di salvaguardia nazionale inizialmente prevista per la difesa, consentendo agli Stati membri di discostarsi dal percorso della spesa netta entro un limite complessivo dello 0,6% del Pil.
L’Italia ha già presentato la richiesta di utilizzare questo spazio fino a 14 miliardi in due anni.
Il governo punta però a ottenere ulteriori margini alla luce dell’accelerazione dei prezzi.
A settembre l’inflazione è salita al 4,2% su base annua, dal 3,3% di agosto, spinta in particolare dall’impennata dell’energia.
A questo fa riferimento il viceministro all’Economia Maurizio Leo, sottolineando che questa “sarà una legge di bilancio difficile”.
“Ora”, aggiunge, “speriamo che l’Unione Europea capisca questa situazione e ci venga incontro”.
“La prossima manovra sarà seria”, taglia corto il ministro Giancarlo Giorgetti.
Per il titolare dell’Economia, “la richiesta di flessibilità all’Ue mi sembra abbastanza ovvia”, dice in mattinata intercettato alla Camera.
“Stiamo rispettando il sentiero della spesa netta e siamo anche tra i più bravi”.
Ma “il problema”, prosegue Giorgetti, “è che questo sentiero della spesa nominale contiene un tasso di inflazione programmato all’epoca da parte della Commissione che era evidentemente molto inferiore”.
Il quadro dei conti resta il vincolo principale, specie alla luce del mancato obiettivo del deficit sotto al 3% del Pil per uscire con un anno di anticipo dal percorso di correzione dei conti dovuto al disavanzo eccessivo.
Domani il Dpfp fisserà la nuova fotografia, aggiornando le stime di questa primavera.
Un’altra era geologica, alla luce del terremoto scatenato dalle tensioni internazionali.
Si punta a confermare l’obiettivo del rapporto tra deficit sotto il 3%, grazie a una crescita più sostenuta rispetto allo 0,6% di aprile, e che gli organismi di previsione stimano all’1%.
Ma l’inflazione può sballare i conti.








