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Più tempo per le batterie auto europee: la capacità non basta per l’IAA, chiesto un rinvio di tre anni dall’adozione del “Made in Ue” | Lo scenario

Più tempo per costruire una filiera europea delle batterie prima di far scattare i requisiti di contenuto locale previsti dall’Industrial Accelerator Act (IAA).

È la richiesta dell’Acea, secondo cui l’industria dell’auto condivide l’obiettivo di produrre maggiormente in Europa, ma l’attuale capacità del continente non sarà sufficiente a soddisfare nei tempi previsti la domanda generata dalle nuove regole.

L’associazione dei costruttori europei chiede in particolare che il requisito sulle batterie, previsto sei mesi dopo l’entrata in vigore dell’IAA, venga rinviato a tre anni dall’adozione del regolamento e che la seconda fase scatti dopo cinque anni anziché tre.

Per camion e autobus Acea chiede inoltre un trattamento separato, legato all’effettiva disponibilità di batterie prodotte in Europa.

La proposta della Commissione europea sull’IAA, presentata a marzo, introduce criteri “Made in EU” e a basse emissioni per l’accesso agli appalti pubblici e agli incentivi in settori strategici, tra cui l’automotive.

Per le batterie è prevista una prima fase con almeno tre componenti di origine Ue, comprese le celle, e successivamente cinque componenti, tra cui celle, sistemi di gestione della batteria e materiali attivi del catodo.

Secondo uno studio di Mobility Global commissionato da Acea, la produzione europea di celle dovrebbe salire fino a 306 GWh nel 2032, ma anche a quel livello l’offerta non riuscirebbe a raggiungere la domanda generata dai requisiti dell’IAA.

Se le norme entrassero in vigore nel 2028, circa 3 milioni di auto potrebbero non riuscire a qualificarsi per gli incentivi legati al contenuto europeo per mancanza di batterie disponibili.

Acea sottolinea inoltre che tra l’annuncio di una nuova gigafactory e il raggiungimento della piena produzione possono trascorrere quasi dieci anni e che la capacità annunciata non può essere considerata equivalente a quella effettivamente disponibile.

Per i veicoli industriali il problema sarebbe ancora più marcato: lo studio stima nel 2032 una domanda di batterie circa quattro volte superiore all’offerta europea disponibile.

A pesare è anche il costo.

Secondo una stima di Bruegel richiamata dall’Acea, l’utilizzo di celle prodotte nell’Ue potrebbe aggiungere circa 2.100 euro al costo di una vettura elettrica, rischiando di rendere più onerosa la transizione proprio mentre Bruxelles punta ad accelerare la diffusione dei veicoli a zero emissioni.

Per Acea, dunque, l’obiettivo della localizzazione non va modificato, ma occorre una traiettoria più graduale, accompagnata da interventi sui costi dell’energia e degli investimenti, sulle autorizzazioni e sull’accesso alle materie prime critiche.

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