“L’inflazione è tornata e pesa nuovamente sulla vita quotidiana delle persone”.
Lo ha detto Isabel Schnabel, membro del Comitato esecutivo della Bce, intervenendo all’ottavo seminario annuale sui mercati dei capitali organizzato da Commissione europea, Bei e Mes a Lussemburgo.
Secondo Schnabel, sarebbe “fuorviante” interpretare le recenti decisioni della Bce come una risposta al solo shock negativo dell’offerta legato all’energia.
Il nuovo shock energetico provocato dal conflitto in Medio Oriente, ha spiegato, ha colpito mentre il processo di disinflazione non era ancora completato: l’inflazione dei servizi era ancora superiore al 3% e il costo del lavoro per unità di prodotto cresceva a ritmi superiori alla media storica.
A questo si aggiungono altri fattori che incidono su domanda e offerta, tra cui il boom dell’AI, le conseguenze dei dazi introdotti nel 2025, l’aumento della spesa per la difesa e il pacchetto fiscale tedesco.
“Viviamo in un mondo di shock sovrapposti”, ha sottolineato Schnabel.
Da giugno la Bce ha aumentato i tassi di interesse di complessivi 50 punti base, portando il tasso sui depositi dal 2% al 2,5%, per assicurare il ritorno dell’inflazione all’obiettivo del 2% nel medio termine.
Secondo l’esponente della Bce, aspettare che l’aumento dei costi si traduca visibilmente nei prezzi praticati dalle imprese e nelle trattative salariali significherebbe intervenire “troppo tardi”.
Le proiezioni di settembre della Bce indicano un’inflazione dell’Eurozona al 3% quest’anno e al 2,1% nel 2028, mentre l’inflazione di fondo è prevista salire al 2,6% nel 2027 per poi scendere al 2,3% nel 2028.
Dalla data di chiusura delle proiezioni, tuttavia, i prezzi di petrolio e gas si sono avvicinati allo scenario avverso delineato dalla Bce, indicando il rischio di uno scostamento dall’obiettivo del 2% “più ampio e persistente”.
“I prossimi mesi forniranno un quadro più chiaro” sulla trasmissione delle pressioni sui costi all’inflazione di fondo e alle aspettative, ha concluso Schnabel.
Questi sviluppi guideranno la calibrazione della politica monetaria per evitare che gli shock attuali si traducano in “un’inflazione più diffusa e persistente”.








