I ragazzi oggi non votano per appartenenza, e spesso nemmeno per una convinzione maturata nel tempo: decidono nelle ultime 24 ore prima del voto.
Gianni Riotta lo ha spiegato il 29 settembre all’Auditorium del Parco, al convegno “Uniti contro la disinformazione” della 78ª edizione del Prix Italia.
Riotta dirige il Master in Giornalismo della Luiss e coordina l’Italian Digital Media Observatory (IDMO).
Nel suo intervento si è concentrato sulla manipolazione delle immagini online con l’intelligenza artificiale.
Perché contano quelle 24 ore
Il ragionamento di Riotta tiene insieme i due temi.
Se la scelta arriva il giorno prima, quello diventa il momento più esposto alle manipolazioni.
Un video falso, una foto ritoccata o un finto servizio televisivo, diffusi alla vigilia del voto, non devono reggere a lungo: basta che arrivino prima della smentita.
In quella finestra la verifica dei fatti arriva quasi sempre tardi.
I dati e i precedenti
L’abitudine a decidere all’ultimo non è nuova.
Dopo le politiche del 2018, il Rapporto Giovani dell’Istituto Toniolo rilevava che oltre un giovane su tre aveva scelto pochi giorni prima (27%) o direttamente al seggio (10,8%).
Riotta aveva già parlato di “politica da TikTok” a proposito del consenso potenziale al partito di Elon Musk, dove “pesa molto la presenza giovanile”.
Proprio su TikTok, a settembre, i fact-checker di Euronews hanno documentato decine di video generati con l’IA che mostrano proteste mai avvenute in Europa, Italia compresa.
Alcuni hanno superato le 300.000 visualizzazioni.
La conclusione di Riotta: se il voto si decide in un giorno, anche controllare le notizie deve diventare un’abitudine di ogni giorno.








