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Francia, il debito presenta il conto: spread ai massimi, le cose potrebbero peggiorare molto | L’analisi del Financial Times

Con il rendimento del decennale sopra il 4,9% e la corsa all’Eliseo appena iniziata, Parigi diventa il sorvegliato speciale dei mercati.

«La realtà ci sta raggiungendo». Il primo ministro francese Sébastien Lecornu ha scelto parole insolitamente dirette alla vigilia della presentazione della legge di bilancio 2027.

E i numeri gli danno ragione: la Francia è oggi il Paese dell’Eurozona che paga di più per finanziarsi, e la sua situazione dei conti pubblici è finita al centro delle preoccupazioni degli investitori.

A dedicarle un duro editoriale, pubblicato oggi, è il Financial Times.

I numeri della crisi

Secondo i dati riportati dal quotidiano della City, il debito pubblico francese ha raggiunto il 119% del Pil.

Il rendimento dei titoli di Stato a dieci anni ha superato in settimana il 4,9%, contro il 3,6% di inizio luglio, e lo spread con il Bund tedesco ha oltrepassato i 125 punti base: un livello che non si vedeva dal 2012, nel pieno della crisi dei debiti sovrani.

Pesa una lunga storia di conti in rosso: l’ultimo bilancio in avanzo risale al 1974.

Una manovra già superata

Il progetto di bilancio del governo Lecornu prevede interventi per 54 miliardi di euro, di cui 43 di nuove misure tra tasse e tagli, con l’obiettivo di portare il deficit dal 5,4% al 5% del Pil.

Un traguardo che Parigi avrebbe dovuto centrare già quest’anno.

L’esecutivo, privo di maggioranza, potrebbe ricorrere all’approvazione per decreto, esponendosi però a una mozione di sfiducia.

Ma per i mercati, osserva il FT, la manovra conta poco: lo sguardo è già rivolto al dopo-Macron e alle presidenziali della prossima primavera.

Il nodo strutturale

Il problema non è contingente.

Una commissione nominata dal governo stima che, a politiche invariate, il deficit arriverebbe al 6,8% nel 2030, spinto dall’invecchiamento della popolazione e dal rialzo dei tassi.

Nello stesso anno gli interessi sul debito costerebbero 124 miliardi di euro, il 60% in più dell’intera spesa per la difesa.

L’incognita elettorale

A preoccupare è soprattutto la frammentazione politica.

I partiti populisti guadagnano terreno, il centro è diviso e chiunque vinca potrebbe non avere una maggioranza in Parlamento.

Lo scenario temuto dagli investitori è un ballottaggio tra Jean-Luc Mélenchon, che propone di cancellare il debito detenuto dalla banca centrale francese, e Marine Le Pen, che promette un deficit al 3% senza però indicare come trovare i circa 140 miliardi di risparmi annui necessari entro il 2032.

Il centrosinistra punta invece su nuove tasse per imprese e redditi alti.

L’unica proposta giudicata coraggiosa dal giornale britannico è quella del candidato centrista Édouard Philippe: pensione a 65 anni e 45 anni di contributi per l’assegno pieno.

La rete della Bce

I mercati scommettono che, in caso di emergenza, la Banca centrale europea interverrà per contenere i rendimenti: la Francia è troppo grande per fallire.

Ma un salvataggio incontrerebbe forti resistenze nelle altre capitali europee, poco disposte ad aiutare un Paese che non ha mai rimesso ordine nei conti.

Per il Financial Times, la stretta su Parigi potrebbe aggravarsi molto prima di qualsiasi soccorso.

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