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Gli Stati Uniti assomigliano sempre di più all’Italia | Il commento di Rana Foroohar, editorialista del Financial Times

Corruzione percepita, populismo e un mercato del lavoro a due velocità: secondo Rana Foroohar del Financial Times, l’America sta replicando i mali di una delle democrazie più tormentate d’Europa.

Quali cattive abitudini economiche ha preso l’America dal resto del mondo?

Il clientelismo politico della Malesia, la tolleranza nigeriana verso le tangenti, la disuguaglianza brasiliana?

Secondo Rana Foroohar, editorialista del Financial Times, il paragone più calzante è un altro: gli Stati Uniti stanno cominciando ad assomigliare all’Italia.

Lo scrive in un commento pubblicato il 5 ottobre 2026, sul quotidiano britannico.

Tre le ragioni individuate.

La prima: anche se la corruzione esplicita non è grave né negli Usa né in Italia quanto in molti mercati di frontiera, entrambi i Paesi stanno attivamente rinunciando a contrastarla.

La seconda: il populismo si manifesta in modo simile nelle due nazioni.

La terza, e più importante: il mercato del lavoro americano somiglia sempre più a quello italiano, con gli anziani aggrappati ai posti buoni e i giovani in difficoltà a trovare un impiego dignitoso.

Corruzione e democrazia in arretramento

L’ultimo Indice di percezione della corruzione di Transparency International ha assegnato agli Stati Uniti un punteggio di 64 su 100, il più basso di sempre.

L’Italia si è fermata poco sotto, a 53, ma il rapporto ha citato espressamente entrambi i Paesi per aver annacquato gli sforzi anticorruzione: Roma per la resistenza a criminalizzare l’abuso d’ufficio, Washington per l’indebolimento del Foreign Corrupt Practices Act da parte dell’amministrazione Trump.

Non sorprende, osserva Foroohar, che la democrazia si stia indebolendo in entrambi i Paesi.

Un rapporto 2026 di V-Dem, progetto accademico che misura la qualità democratica, ha indicato Italia e Stati Uniti tra i Paesi occidentali con l’arretramento democratico più marcato negli ultimi anni.

Anche Freedom House ha rilevato per entrambi ampie oscillazioni verso un contesto politico più autocratico rispetto ad altre nazioni ancora classificate come “libere”.

Gli Usa, scrive l’editorialista, non sono più una nazione eccezionale in senso positivo.

Molti americani iniziano a considerare la corruzione endemica, qualcosa contro cui la gente comune può fare poco: il tipico “che ci vuoi fare?” di fronte al malcostume politico che si incontra altrove.

Secondo un recente sondaggio Gallup, la quota di americani convinti che la corruzione nel governo sia diffusa è salita dal 60% del 2006 all’89% di oggi.

Il lavoro a due velocità

Cresce anche il cinismo economico, soprattutto tra i giovani.

Per Foroohar uno degli aspetti più sorprendenti dell’economia americana è che il mercato del lavoro inizia a rispecchiare il sistema a due livelli, diviso per età, che affligge Paesi come l’Italia, costringendo i giovani a vivere più a lungo con i genitori o a emigrare in cerca di mobilità sociale.

L’ultimo rapporto sull’occupazione Usa, di inizio settembre, indicava una disoccupazione del 7,1% tra i 20 e i 24 anni, contro il 3,6% nella fascia 25-54 e il 3% tra gli over 55.

In Italia la disoccupazione giovanile è molto più alta, attorno al 20%, ma le proporzioni sono simili: tra i più giovani è circa doppia rispetto ai lavoratori di mezza età.

Non è solo una questione anagrafica.

Conta anche chi sono i tuoi genitori: chi è dentro ha opportunità, chi è fuori, per etnia o classe sociale, ne ha meno.

Come hanno mostrato studiosi come Raj Chetty, in termini di mobilità l’America somiglia ormai molto alla Vecchia Europa: dove e da chi si nasce incide in modo sproporzionato su quanto si guadagnerà e sulle possibilità di successo.

L’effetto dell’intelligenza artificiale

Queste tendenze potrebbero essere amplificate dall’intelligenza artificiale che, paradossalmente, sembra favorire non i giovani nativi digitali ma i lavoratori più anziani, dotati dell’esperienza settoriale necessaria per sfruttare la tecnologia e meno esposti al rischio di vedere scomparire le posizioni d’ingresso.

Uno studio del Census Bureau pubblicato a settembre stima che i neolaureati nelle aree più esposte all’IA subiscano un calo di cinque punti percentuali nella probabilità di un primo impiego e guadagni inferiori del 13% rispetto a chi entra in settori meno esposti.

Se nel lungo periodo la tecnologia potrebbe premiare i giovani, più rapidi a spostarsi verso i nuovi lavori creati dall’IA, nel breve il risultato rischia di essere una generazione ancora più disillusa.

E quindi, prevede Foroohar, ancora più populismo, negli Usa come in Italia e in molti altri Paesi europei: una dinamica che potrebbe frenare crescita e occupazione, penalizzando ulteriormente i più giovani e i più poveri e alimentando le fratture tra boomer e giovani elettori, tra centristi ed estremisti.

L’Italia, conclude l’editorialista, ha già vissuto questo ciclo molte volte nella sua lunga storia e oggi attraversa una fase più luminosa, con export e dati sull’occupazione in miglioramento.

L’America, invece, comincia solo ora a capire che cosa accade quando un impero crolla sotto il peso della propria economia politica disfunzionale.

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