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Tempesta su tassi e debiti, l’Italia regge meglio di Francia e Regno Unito | L’analisi di Marco Fortis

I rendimenti dei titoli decennali salgono ovunque, ma il Btp è quello cresciuto meno dal 2022. Spread sotto la Spagna. Fortis: quattro obiettivi per blindare i conti.

Nella mattinata di giovedì 1° ottobre i tabulati di World Government Bonds segnalavano un quadro di tensione generalizzata sui titoli di Stato: il Giappone, dove i tassi erano rimasti per anni vicini allo zero, paga ora oltre il 3% sul decennale; la Germania è oltre il 3,5%, il Canada quasi al 4%, la Spagna sopra il 4%, la Francia vicina al 5%, gli Stati Uniti sopra il 5,2%, l’Australia al 5,4% e il Regno Unito già oltre il 5,4%.

L’Italia si attesta al 4,6%.

Lo scrive l’economista Marco Fortis su Il Messaggero di oggi, venerdì 2 ottobre, nell’analisi «Come proteggerci dalla tempesta tassi-debiti».

Il Btp cresce meno di tutti

Il dato chiave, sottolinea Fortis, è la variazione rispetto a fine 2022: da allora l’Italia è l’unico tra i grandi Paesi ad avere un tasso decennale più basso, sia pure di poco, mentre Spagna, Canada, Germania, Australia, Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Giappone hanno registrato aumenti consistenti.

Anche lo spread sul Bund si è ridotto di oltre 100 punti base dalla fine del 2022 ed è inferiore di due volte quello di Spagna e tre volte quello del Canada, mentre si è allargato per Regno Unito, Francia e Giappone.

Oggi l’Italia ha uno spread inferiore di circa 20 punti a quello francese: nel 2012 Parigi godeva di un vantaggio di oltre 160 punti.

Il caso Francia

La reputazione si è rovesciata.

Il debito pubblico francese, ricorda l’articolo, è salito a fine giugno 2025 al 119% del Pil (dal 115,2% dell’anno prima), pari a 3.595 miliardi, 388 miliardi in più di quello italiano.

Il gruppo Vanguard ha espresso pubblicamente sfiducia verso i titoli francesi, e anche il Financial Times ha dedicato analisi critiche alla Francia, alle prese con instabilità politica e difficoltà di bilancio.

Il debito italiano in rapporto al Pil resta più alto, ma è destinato a scendere dal 2027-2028, una volta esauriti i costi dei bonus edilizi.

Il peso dei debiti esteri

Secondo l’Institute of International Finance il debito mondiale ha raggiunto 365 mila miliardi di dollari.

Fortis insiste su un fattore spesso trascurato: quanta parte del debito è in mani estere.

A fine primo trimestre 2026 il debito francese detenuto da non residenti aveva raggiunto 1.964 miliardi, circa il 55% del totale, quello tedesco 1.451 miliardi (50%), quello spagnolo 867 miliardi.

In Italia solo il 35% dei titoli pubblici, 1.159 miliardi, è in mani straniere: uno scudo nei momenti di tensione sui mercati.

Dal 2022 le famiglie italiane hanno comprato per 7,4 euro di titoli ogni 10 acquistati da stranieri, e lo stock in mano a investitori non residenti è aumentato di 303 miliardi.

Le famiglie e le imprese italiane detengono oggi ben 423 miliardi di euro di titoli di Stato.

I quattro obiettivi

Per trasformare la ritrovata credibilità in un vantaggio duraturo, Fortis indica quattro assi.

Primo: far scendere rapidamente il deficit sotto il 3% del Pil, uscendo dalla procedura europea.

Secondo: mantenere un adeguato avanzo primario, che l’Italia ha conseguito nel 2024 e 2025, unico Paese del G7 in questa condizione.

Terzo: continuare a godere della fiducia degli investitori esteri senza manovre azzardate.

Quarto: sostenere il risparmio domestico che finanzia il debito.

Con una manovra seria e rigorosa, conclude, l’Italia può preservare il duplice polmone dei finanziatori, stranieri e famiglie, e proteggere così la sostenibilità del Paese.

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