Il giornalista ironizza sulla “palestinizzazione” del dibattito nel centrosinistra milanese verso le primarie: “Sul prossimo sindaco si può ancora discutere. Sul selfie, finalmente, c’è una linea”.
Milano ha trovato il criterio per scegliere il prossimo sindaco: Gaza.
È la tesi, volutamente provocatoria, di David Parenzo, che in un commento pubblicato da Il Foglio, sotto il titolo “Un criterio per il sindaco: Gaza” e “Milano e la ‘nazizzazione’ della politica a sinistra”, mette nel mirino il dibattito interno al centrosinistra in vista del dopo Sala.
“Eravamo rimasti agli affitti, ai trasporti, alla sicurezza, alle periferie.
Roba da amministratori di condominio”, scrive Parenzo.
Ora invece, secondo l’autore, la discussione si è spostata sul Medio Oriente.
Nel pezzo vengono citati Paolo Romano, definito “il Di Battista del Pd”, che propone di escludere dalla coalizione chi non riconosce il genocidio a Gaza, e Pierfrancesco Majorino, secondo cui i candidati alle primarie dovrebbero impegnarsi a sospendere il gemellaggio tra Milano e Tel Aviv.
“Prima il Medio Oriente, poi, se avanza tempo, la circonvallazione”, sintetizza il giornalista.
La “palestinizzazione” della politica
Parenzo parla di “palestinizzazione” del dibattito pubblico: qualsiasi argomento, dal ponte sullo Stretto a una pista ciclabile fino all’ascensore di una fermata della metropolitana vicino a Brera, per diventare politicamente presentabile “deve passare da Gaza”.
“Puoi avere un progetto, i finanziamenti e perfino una data di consegna: se non citi la Palestina, non sei abbastanza cool e probabilmente nemmeno abbastanza di sinistra”, osserva.
Secondo l’autore, a Milano il meccanismo ha anche una utilità: evita di fare i conti con l’eredità di Beppe Sala, sostenuto per anni dal centrosinistra.
Un bilancio significherebbe decidere cosa rivendicare e cosa correggere.
“Gaza permette di saltarla: invece di litigare sull’eredità di Sala, si interroga la municipalità di Tel Aviv”.
Il residente di Gratosoglio e il tram
Il commento prosegue con toni satirici.
Parenzo immagina un residente di Gratosoglio che chiede quando passerà il tram e si sente rispondere dal candidato: “Prima mi dica che cosa pensa del gemellaggio”.
Sui trasporti, nota, una distinzione sarebbe utile: le città costruiscono infrastrutture per portare i civili a scuola e al lavoro, mentre Hamas ha investito nei tunnel per la guerra, un tema che secondo l’autore “compare sempre meno” nelle discussioni di certi progressisti.
Il paradosso arriva con la proposta immaginaria di cambiare il regolamento delle primarie: per votare bisognerebbe dimostrare di aver visto almeno una volta “Naza”, con un selfie obbligatorio in sala, “la faccia contrita”, “niente sorrisi, niente popcorn nell’inquadratura”.
Una campagna elettorale “perfetta”, ironizza Parenzo, perché costa meno di un manifesto e risparmia ai candidati l’incombenza di spiegare come intendono governare.
Le scelte che restano sul tavolo
Il problema, conclude l’autore, comincia quando qualcuno chiede quanto costerà un abbonamento Atm, dove costruire le case, come affrontare la sicurezza e cosa fare delle auto in Ztl: “Lì servono scelte, soldi e risposte diverse.
E il campo largo diventa subito un campo di battaglia”.
Da qui la chiusa: “Perciò avanti con Gaza.
Sul prossimo sindaco si può ancora discutere.
Sul selfie, finalmente, c’è una linea”.








