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Scuola di musica distrutta, ‘danno enorme’ | Il reportage

Era una scuola di musica, ora è solo uno scheletro di detriti. Nel grande capannone con cortile che sorge a Faenza a due passi del fiume Lamone, esondato la settimana scorsa, sono al lavoro allievi e insegnanti per sgomberarlo dal fango e da tutti i materiali non più utilizzabili, compreso il cartongesso delle pareti che un tempo dividevano le aule. Ne conteneva dieci che insegnavano l’arte della musica e del teatro a un totale di 550 iscritti, quasi tutti giovanissimi.

Nell’aula più grande c’era un palcoscenico dove si esibivano le band e dove si teneva il concerto di Natale. In un’altra aula avevano luogo le lezioni di improvvisazione teatrale. Fuori, nel cortile, non è rimasto più niente: «L’acqua ha raggiunto i cinque metri di altezza», racconta Mattia Lucatini, titolare della scuola Artistation che lui stesso aveva fondato dieci anni fa. «Abbiamo aperto nel 2013, quest’anno eravamo pronti per la grande festa dei dieci anni. Diciamo che la festa ce l’hanno fatta», dice facendo riferimento alla catastrofe climatica.

Dopo dieci anni in affitto, «avevo comprato il capannone il 7 aprile», circa un mese prima della doppia esondazione, spiega il titolare. «Abbiamo preso due alluvioni in due settimane. Con la prima, l’acqua è arrivata a due metri e mezzo, tutti gli strumenti li avevamo portato via. Tutto l’arredamento, i computer erano tutti da buttare. Avevamo salvato i controsoffitti». Ci ha pensato la seconda alluvione a prendere anche quelli, «e i condizionatori. Tutto distrutto, non si salva niente. Speriamo che si salvi la struttura portante: il tetto e i muri», dice sconsolato. A non essersi salvate, anche le strumentazioni degli insegnanti. «Tutti i circuiti, gli amplificatori, le chitarre di legno, le batterie, tutto da buttare», ripete Lucatini.

Ingenti i danni. «Il capannone è di 500 metri quadri, ci hanno detto che la ristrutturazione costa circa 1.000 euro a metro quadro», quindi il danno è «veramente incalcolabile», dice il titolare. Per fortuna a dargli una mano nello sgomberare i locali ci sono tanti volontari. «Abbiamo tolto mezzo metro di fango», racconta. Lo stanno aiutando «allievi, insegnanti, genitori, amici, conoscenti, anche tanti volontari che non conoscevamo». È stato colpito da «tanta solidarietà, come sto vedendo un po’ dappertutto».

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