Le dichiarazioni e gli annunci dei rappresentanti del governo sullo spoils system fanno tremare gli alti burocrati.
Così Sabino Cassese sul Corriere della Sera sottolineando che oltre a questi ultimi “tremano anche i livelli inferiori, perché la precarietà scende per i rami e i cattivi esempi vengono imitati. Che il sistema delle spoglie funzioni male, è sotto gli occhi di tutti.
Se avesse funzionato, non saremmo qui a lamentarci ogni giorno del malfunzionamento delle pubbliche amministrazioni.
La precarizzazione delle figure apicali produce un manipolo di transeunti, poiché le crisi dei governi sono frequenti; anche chi è confermato sta «come d’inverno sugli alberi le foglie».
Ha un effetto indiretto, sotterraneo: sollecita a entrare nelle grazie delle forze politiche. Crea un anomalo rapporto di fiducia (quante volte i politici si sono chiesti «mi fido o non mi fido?»).
Incide sulla imparzialità della pubblica amministrazione, che è un principio costituzionale. Il ministro della Difesa che ha aperto il fuoco – osserva Cassese – sa che le critiche rivolte alla burocrazia vanno in parte indirizzate allo stesso corpo politico, che ha prodotto troppe leggi tra di loro contraddittorie e spesso assorbito la funzione amministrativa, esondando da quella legislativa, previsto controlli asfissianti ma inefficaci, come quelli preventivi e concomitanti, disincentivato il fare e prodotto una burocrazia difensiva perché spaventata.
Il ministro sa anche che il giudizio da dare agli apparati è molto articolato. Il governo si trova ora dinanzi a un bivio: mettersi sul piano inclinato dell’allargamento del sistema delle spoglie, oppure fare un passo indietro, abbandonarlo, dotare il Paese di una burocrazia stabile, robusta, capace, ben selezionata, imparziale, neutrale e leale rispetto a qualunque forza politica.
Si tratta di far prevalere la qualità delle persone e non lo spirito di parte; di scegliere non persone fedeli, ma persone capaci.
La burocrazia deve essere selezionata secondo criteri oggettivi e non – come viene proposto -in base alla adesione alla ideologia di questo o quel partito. Ma va diretta e – conclude l’editorialista – deve lasciarsi dirigere dal governo senza frenare o sabotare”.
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