“Le grandi successioni sono diseducative. L’idea dei dem è buona”. Lo afferma Riccardo Illy intervistato da Ettore Livini per la Repubblica. Che tema dovremo affrontare e perché il rialzo dei prelievi sull’eredità è una buona soluzione? «I temi da affrontare sono due: come aumentare le entrate di un paese pieno di debiti e come redistribuire la ricchezza. La globalizzazione ha colpito i redditi più bassi. La concorrenza dei paesi in via di sviluppo impedisce di alzare i prezzi gli stipendi dei lavoratori. La mondializzazione sociale ha fatto muovere un gran numero di migranti che spingono verso il basso le retribuzioni. E la pandemia non a caso ha fatto pagare alla parte più debole del paese il conto».
E perché colpire proprio le successioni? «Per trovare i soldi necessari a ridurre le disuguaglianze devo aumentare le tasse. Se lo faccio con l’Iva deprimo in consumi. Se ritocco l’Irpef freno anche gli investimenti delle famiglie. Colpire le imprese vuol dire bloccare l’economia. L’unica imposta non recessiva per distribuire soldi a chi ne ha bisogno è quella sulla successione. Salvaguardando solo con appositi sgravi il passaggio generazionale delle imprese come accade già oggi». Non è una posizione molto popolare… «Vero. Ma le tasse sulle eredità italiane sono tra le più basse dei paesi sviluppati. Aumentarle non è una bestemmia ma vuol dire solo metterci a pari con gli altri. Un giro di vite sulle eredità avrebbe poi il pregio di reimmettere sul mercato molti immobili inutilizzati».
Draghi dice che questo è il momento di dare e non prendere soldi. Ha ragione? «Certo il premier ora ha priorità più importanti: la lotta alla pandemia non è ancora vinta e il rilancio dell’economia sono più importanti della lotta alla successione. Ma poi bisognerà pensare anche a riequilibrare i conti. Quando saremo usciti dal Covid avremo un debito al 170-180% del pil. E in un paese dove la popolazione attiva cala, il denaro non piove dal cielo. Bisognerà mettere mano alle tasse e quella sulla successione non è né ingiusta né contraria allo sviluppo economico».
Warren Buffett e Bill Gates lasceranno ai figli solo un piccolo pezzo del loro impero. Lei è imprenditore di una famiglia che deve affrontare anche questi temi. Cosa ne pensa? «Ho pensato tante volte anche da giovanissimo al significato della successione ed ero arrivato a pensare in maniera radicale che l’eredità non dovrebbe esistere. Un dono non meritato è diseducativo, profondamente diseducativo. Lasciare enormi patrimoni ai figli che non hanno contribuito a costruirli li abitua male e spesso – tra l’altro – questi beni vengono usati male. Il benessere va guadagnato. Ma capisco che quando si parla di piccole e medie imprese che richiedono continuità, lasciarle senza eredi potrebbe voler dire metterle a rischio. E per l’economia alla fine sarebbe un danno».








