“Nelle ultime settimane, nel nostro paese, si è verificato un piccolo e formidabile miracolo politico che merita di essere preso decisamente sul serio vista la sua oggettiva eccezionalità.
In estrema sintesi – scrive Claudio Cerasa sul Foglio – l’attenzione alle condizioni delle carceri nel mondo.
A sinistra, lo avrete visto, si è fatto un gran parlare, per molti mesi, del caso Ilaria Salis.
Un pezzo di sinistra, il Pd, ha trasformato la maestra accusata di aver aggredito due uomini in Ungheria in una nuova eroina dell’antifascismo.
Il resto della storia la conoscete.
L’attenzione profonda per le condizioni dei carcerati da parte del mondo della politica (non starete mica pensando che la sinistra si è interessata a Salis solo perché detenuta nelle carceri di un amico di Meloni, no?) ha toccato un’altra vetta significativa sul caso Chico Forti.
Un terzo caso di attenzione ancora una volta speciale dedicata dal nostro paese al tema delle carceri – prosegue Cerasa – riguarda l’estradizione non concessa la scorsa settimana a un uomo di nazionalità turca, di origine curda, arrestato dalle forze di polizia a Viterbo, con l’accusa di essere a capo di un gruppo criminale in Turchia.
L’attenzione per le condizioni delle carceri del mondo, da parte della maggioranza e dell’opposizione, è commovente.
Ma una volta esaurito l’interesse per i temi legati al giusto processo, alle derive della gogna e alla discrezionalità dei magistrati che esiste in giro per il mondo potrebbe essere utile concentrarsi qualche secondo sulle uniche carceri che la politica italiana sembra ignorare all’interno del famoso globo terracqueo: quelle italiane.
Un piccolo ripasso.
Al 31 marzo erano 61.049 le persone detenute, a fronte di una capienza ufficiale di 51.178 posti E ogni anno sono circa due milioni di euro che lo stato spende per risarcire i cittadini vittime di errori giudiziari.
Numeri da brividi.
Che dovrebbero suggerire una riflessione, piccola ma necessaria.
Una volta esauriti i nomi degli italiani detenuti all’estero da governi guidati da politici che non si amano, alle prossime europee, o anche prima, per mostrare attenzione alle condizioni drammatiche delle carceri – conclude Cerasa – sarebbe sufficiente una piccola mossa: pescare, a caso, uno dei 61.049 detenuti che si trovano in Italia e candidarlo capolista in tutte le circoscrizioni.
Che aspettiamo?”.








