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Caso Regeni: verità ricostruita, ma resta il nodo della punizione dei responsabili | L’analisi di Marcello Sorgi

Su La Stampa, Marcello Sorgi analizza il processo per il caso Regeni, indicando in verità e giustizia i due obiettivi principali.

Il primo, sostiene, è stato raggiunto grazie alla ricostruzione dettagliata delle torture e delle ultime ore di Giulio Regeni, mentre il secondo è stato almeno in parte conseguito nonostante gli ostacoli posti dal regime egiziano.

Sorgi sottolinea che l’aver celebrato il processo rappresenta già un risultato, dopo dieci anni di tentativi dei governi italiani di ottenere la collaborazione dell’Egitto.

Tre dei quattro agenti dei servizi egiziani imputati sono stati dichiarati colpevoli del sequestro, mentre la Corte d’Assise non ha ritenuto sufficientemente provata l’accusa di omicidio.

Gli imputati, però, non sono comparsi in aula perché protetti dal regime di Al Sisi.

Secondo Sorgi, le indagini italiane hanno comunque raccolto testimonianze decisive sulle ultime ore di Regeni, sul suo rifiuto di confessare il falso e sulla volontà di difendere il proprio lavoro.

La ricostruzione ha sostenuto in larga parte le richieste della Procura di Roma.

Resta però da compiere il passaggio fondamentale della punizione dei responsabili, che il regime egiziano continua a proteggere.

L’autore ricorda infine che la sentenza è ancora di primo grado e potrà essere impugnata.

Il governo italiano, osserva, deve quindi continuare a premere su Al Sisi per l’esecuzione della condanna e perché l’Egitto risponda delle responsabilità del proprio apparato statale.

È quanto hanno chiesto i genitori di Giulio Regeni e, conclude Sorgi, sarebbe significativo se Giorgia Meloni si adoperasse per ottenere questo risultato.

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