“Gli eventi economici e geopolitici degli ultimi mesi segnalano chiaramente come il mondo sia entrato in una nuova era caratterizzata da competizione strategica, frammentazione dei mercati, nuove forme di protezionismo e un’incertezza strutturale di fondo”.
Così Riccardo Raffo, Partner e CFO Program Leader di Deloitte Italia, secondo quanto riporta un comunicato è intervenuto su Voices, la piattaforma che ospita i commenti a firma degli esperti Deloitte, parlando dell’importanza della gestione del rischio geopolitico per i direttori finanziari italiani (Chief Financial Officers).
“Dai dati del ‘Global Risks Report 2026’ del World Economic Forum (WEF)” – scrive Raffo – “emerge che il 50% degli esperti intervistati prevede un’evoluzione turbolenta nei prossimi due anni, mentre il 57% estende questa visione al prossimo decennio.
In un contesto di crescente complessità – in cui la gestione del rischio è divenuta imprescindibile e coinvolge direttamente i CFO, quali figure chiave per la solidità aziendale – si pone una domanda cruciale: come possono le imprese prepararsi a nuovi (e più complessi) rischi sistemici?”.
Simili evidenze emergono anche dall’ultima edizione della European CFO Survey 2025 di Deloitte.
Secondo l’indagine, i direttori finanziari italiani, nonostante la complessità del contesto, rivelano un cauto ottimismo che li porta a definire strategie pragmatiche e consapevoli delle criticità in atto.
Perché l’incertezza di oggi può trasformarsi in nuove opportunità di consolidamento futuro, se le organizzazioni riescono a prepararsi efficacemente e con lungimiranza.
“Fra i molteplici fattori di preoccupazione per il business, il WEF identifica la ‘geoeconomic confrontation’ come rischio principale nel breve termine.
Non si tratta semplicemente di una contrapposizione geopolitica tradizionale, ma dell’emergere di un nuovo ordine mondiale caratterizzato da una ‘multipolarità senza multilateralismo’.
In altre parole, il sistema internazionale si sta frammentando in grandi blocchi competitivi, dove gli strumenti economici – dazi, tariffe, limitazioni agli investimenti esteri – diventano armi strategiche di primo ordine” – sottolinea l’esperto – “Inevitabilmente, questa frammentazione ha conseguenze serie e concrete per le imprese: le catene di approvvigionamento globali diventano più instabili e vulnerabili, mentre i mercati si segmentano lungo confini più geopolitici che settoriali, e la prevedibilità normativa si riduce drasticamente. I CFO italiani percepiscono chiaramente questa realtà” – osserva il CFO Leader di Deloitte.
Secondo la survey Deloitte, oltre la metà dei direttori finanziari intervistati (51%) identifica i rischi geopolitici fra le tre principali minacce, dietro soltanto alla prospettiva di una recessione economica (55%).
Dati da leggere anche alla luce del fatto che l’Italia – in quanto economia aperta, fortemente integrata nelle catene del valore globali e con una forte vocazione all’export – appare particolarmente esposta alle turbolenze dei mercati esteri.
Tuttavia, dalla ricerca Deloitte non emergono soltanto elementi di preoccupazione, ma anche segnali di fiducia e cauto ottimismo: sebbene sia solo il 13% dei CFO italiani a dichiararsi più ottimista sulle prospettive finanziarie della propria azienda, quasi due terzi (65%, il secondo valore più alto in Europa) mantengono una visione sostanzialmente stabile.
Ciò non indica pessimismo, ma piuttosto una postura di wait-and-see consapevole e disciplinata.
I CFO italiani non stanno cioè reagendo passivamente ai nuovi rischi, ma rimangono concentrati sulle possibili strategie per navigare l’incertezza con spirito proattivo.








