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Nando Pagnoncelli (Ad Ipsos): «Elezioni amministrative: forte calo di partecipazione»

Il dato preoccupante che emerge con forza da queste ultime elezioni è l’astensionismo. Nel secondo turno, infatti, è stato registrato «un calo di partecipazione non solo rispetto al primo turno (dal 52,7% al 43,9%) ma anche nel confronto con i ballottaggi del 2016». Lo sottolinea in una prima annotazione Nando Pagnoncelli, amministratore delegato dell’Ipsos.

«E preoccupa il fatto che, a una prima analisi, ad astenersi nelle grandi città siano soprattutto gli elettori delle periferie, nelle quali molti vivono in condizioni di marginalità economica e sociale. Dunque, non hanno o non vogliono avere rappresentanza», è la seconda osservazione dell’analista sul Corriere della Sera, ma le «ragioni alla base dell’astensione sono molteplici, da quelle di lungo periodo come il forte indebolimento delle appartenenze, la minore importanza attribuita alla politica (sempre più frammento dell’identità personale), la generale disillusione che si traduce in disaffezione, il ridimensionamento delle organizzazioni dei partiti sul territorio, a quelle più contingenti, riconducibili al profilo e alla credibilità dei candidati o allo scarso appeal delle loro proposte».

Conclude Pagnoncelli: «Lo sfilacciamento del rapporto tra cittadini e istituzioni denota una presa di distanza dei cittadini che, volutamente o meno, si sentono sempre più “spettatori” e non protagonisti della vita democratica. E un sindaco eletto da una stretta minoranza di cittadini avrà vita dura nel guidare la città. Per attenuare il fenomeno si guarda al voto elettronico o al voto postale. Ma se non si riflette seriamente sulla responsabilità del cittadino e non si promuovono nuove forme di partecipazione e di civismo, rischiano di essere un mero palliativo».

Su La Stampa, l’analista dei dati Alessandra Ghisleri sostiene in un’intervista che l’astensione «era un fenomeno atteso» perché i sismografi da tempo registrano la crescente disaffezione verso la politica, ma questo non significa automaticamente rifiuto, in quanto» aggiunge Ghisleri «le proteste in atto da parte dei No Green Pass segnalano il disagio di un pezzo d’Italia che si sente escluso dal discorso nazionale e vuole invece rientrarvi a tutti i costi».

Però il voto al ballottaggio segnala un crollo dell’affluenza alle urne, che per Ghisleri significa che «il clima si è spostato su temi di carattere nazionale» e dunque «non si è parlato di strade o asili nido, ma di Green Pass o Recovery Plan. La scelta dei candidati del centrodestra, poi, è stata molto sofferta, non hanno fatto in tempo a farsi conoscere, si sono trovati in difficoltà anche perché lontani dalla lettura del territorio. E comunque si nota che il voto delle Comunali si va assimilando sempre più a quello delle Regionali. Il che è strano, perché i sindaci dovrebbero essere figure più semplici, accessibili, vicine ai cittadini». 

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