Per quanto le stime di Standard&Poor’s siano andate bene per il Paese, sarebbe sbagliato sedersi sugli allori. Quando le agenzie di rating non si accorgono o prendono atto con ritardo dei miglioramenti di un paese vengono criticate da tutti. Quando invece non si accorgono che i problemi si stanno aggravando, raccolgono il plauso universale. Dovremmo essere un po’ più simmetrici nei giudizi e prendere atto che spesso i mercati reagiscono prima delle agenzie di rating. A volte ciò avviene per circostanze esterne, ma l’effetto ricade sempre sui paesi ad alto debito come l’Italia.
Lo spread a 200 non ci preoccupa troppo, ma è un segnale da non sottovalutare, specie per il fatto che è di gran lunga il più alto di tutta l’eurozona. E in questo momento le circostanze esterne potenzialmente problematiche anche per l’Italia certo non mancano, dato che abbiamo due guerre tremende ai confini dell’Europa. Il governo avrebbe fatto meglio a programmare una discesa del debito/Pil un po’ maggiore di quella, davvero minima, che è stata disegnata nella Nadef, il che comporta di ridurre la componente in deficit della manovra. Forse, alla luce dei moniti che sono venuti da tutte le più autorevoli istituzioni, nel governo ci saranno ripensamenti in questa direzione. Speriamo.








