Il Cancelliere tedesco Merz ha aperto la Conferenza sulla Sicurezza di Monaco con una dura critica della nuova strategia della Casa Bianca e con la netta affermazione della conseguente necessità per l’Europa di rendersi indipendente dagli USA per difendere i suoi valori e interessi.
Era ora: era da un anno che le offensive critiche rivolte dal Vice Presidente USA Vance da quello stesso podio attendevano risposta. La posizione di Merz è stata pienamente condivisa dagli altri più importanti leader europei intervenuti, a partire da Macron e Starmer (assente Meloni).
Non vi è ancora stata tuttavia una presa di posizione sull’assetto strutturale necessario per realizzare l’obiettivo: l’Europa non può essere indipendente se non unita in uno Stato federale capace di autogovernarsi, da realizzare pragmaticamente come proposto da Draghi.
Merz ha confermato l’obiettivo di dotare in pochi anni la Germania, senza ambizioni egemoniche, del più potente esercito europeo; ma con quale prospettiva? Lasciare la responsabilità delle forze armate agli Stati membri, che sarebbero uniti soltanto da un rapporto di alleanza intraeuropeo gestito da una struttura operativa di comando e controllo, quale la stessa NATO, previa eventuale uscita degli Usa? Ma sia l’Alleanza Nord Atlantica che la sua Organizzazione sono state costruite in funzione del ruolo egemonico svolto dagli Stati Uniti e, per gestire l’alleanza europea, dovrebbero essere integrati da un meccanismo decisionale, sia in campo militare sia nelle connesse materie di politica estera e industriale, non dissimile da un governo federale.
E poi, mentre UK, Francia, Germania e forse Polonia potrebbero dotarsi col tempo di una difesa adeguata, sul piano convenzionale, a scoraggiare eventuali aggressioni da parte delle altre potenze regionali e della Russia, cosa farebbero gli altri 24 Stati Ue per potersi sentire protetti in tali condizioni?
Fortunatamente maggiori progressi stanno avvenendo, a livello di approfondimento dottrinale e strategico, nel campo della difesa nucleare. Innanzitutto è ora ampiamente diffusa la convinzione che essa debba costituire parte integrante della difesa comune europea, che altrimenti non sarebbe completa.
Finora la richiesta americana, sostanzialmente accettata dall’Europa, è stata che quest’ultima provvedesse del tutto alla propria difesa convenzionale, in particolare dalla Russia, lasciando intendere, senza conferme formali, che l’ombrello antinucleare avrebbe continuato a garantirlo Washington. Questa garanzia infastidisce molto Mosca, perché riduce il suo principale strumento di pressione sull’Europa e quindi farà il possibile per negoziarne con gli USA l’attenuazione.
In vista dell’auspicata indipendenza europea, è quindi necessario affrontare urgentemente il problema. La conferma della disponibilità francese ad estendere la copertura nucleare al resto dell’Europa è un ottimo inizio, che tuttavia comporta la necessità di superare moltissimi problemi. Analogo atteggiamento sembra voler assumere il Regno Unito.
È presumibile che inizialmente responsabilità e gestione degli impianti restino agli attuali proprietari, con accordo sulle condizioni alle quali la copertura sarà estesa agli altri Stati membri. Punto finale di arrivo dovrebbe essere peraltro che la difesa nucleare è una funzione comune, alla quale tutti devono contribuire attribuendo a quanto già realizzato e conferito il giusto valore, da riconoscere ai conferenti unitamente alle connesse prerogative, nell’interesse di tutti.








