Se lo sport professionistico, calcio o basket che sia, invoca l’aiuto economico dello Stato, deve però anche essere pronto ad adeguare gli indicatori economico-finanziari per la sostenibilità. Lo sottolinea Massimiliano Atelli, presidente della Commissione indipendente per la verifica dell’equilibrio economico e finanziario delle società sportive professionistiche.
L’intervento giunge dopo che nei giorni scorsi prima Gravina e poi, ieri, Petrucci, avevano parlato della necessità di un intervento del Governo. “Non sono mancate nel tempo attenzioni da parte dello Stato per alcuni sport professionistici a squadre”, dice Atelli, “in particolare in termini di attribuzione di risorse finanziarie o di minori entrate fiscali. Tuttavia, questo non ha trovato un adeguato riscontro negli indicatori economico-finanziari con i quali lo sport, elaborandoli in autonomia, rende ‘misurabile’ la sua virtuosità in rapporto agli obiettivi di interesse generale da perseguire”.
“Dalla solidità dei club”, prosegue Atelli, “a garanzia del regolare svolgimento dei campionati, che devono iniziare e terminare con lo stesso numero di squadre, senza che ne venga meno alcuna nel corso della competizione per ragioni di dissesto economico-finanziario; fino ai settori giovanili, da cui possono dipendere molte cose, inclusa la competitività della rappresentative nazionali”.
“Laddove si tornasse a richiedere quel genere di attenzioni allo Stato”, conclude il presidente della Commissione di vigilanza, “sarebbe importante trovare un adeguato riflesso nella rielaborazione di quegli indicatori. Un conto è dare a fondo perduto, un conto è dare nella logica di conciliare interessi particolari con interessi di carattere generale, alcuni dei quali stanno a cuore a un Paese intero”.








