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Marco Cecchini (Il Foglio): «Competente, riservato, autonomo e intraprendente. Vi spiego perché Draghi ha scelto Scannapieco per guidare il colosso CDP»

Marco Cecchini, giornalista e scrittore e firma del quotidiano Foglio, ha iniziato come economista all’ufficio studi della Banca commerciale italiana; passato al giornalismo, ha collaborato con «Il Sole 24 ORE» ed è stato a lungo inviato del «Corriere della Sera», per il quale si è occupato prevalentemente di questioni europee.

In seguito ha guidato, come capo dell’ufficio stampa, la comunicazione del Ministero dell’Economia ed è stato responsabile delle Relazioni esterne dell’IVASS, l’authority assicurativa collegata alla Banca d’Italia.

E’ autore di una accurata biografia su Mario Draghi (L’Enigma Draghi, Fazi Editore).

E per il Foglio ha tracciato un identikit sul nuovo amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti, Dario Scannapieco.

“Tra le doti che Mario Draghi più apprezza negli uomini che chiama a ricoprire incarichi di rilievo ce ne sono, oltre alla competenza ovviamente, soprattutto due: la riservatezza più assoluta e l’indipendenza, ovvero il saper mantenere la schiena dritta davanti alle influenze esterne, perseguendo esclusivamente gli interessi dell’istituzione, sia essa un ente pubblico o una società di diritto privato, di cui si ha il comando”.

“Forse non è un caso che lo scorso febbraio sia circolata la voce secondo la quale il premier incaricato avrebbe offerto al vicepresidente della Bei la guida di un ministero ma lui avrebbe declinato preferendo restare nel perimetro di un ruolo tecnico” scrive Cecchini.

“Scegliendo Scannapieco Draghi ha pensato insomma anche al futuro e ha voluto blindare per gli anni avvenire quel colosso da 450 miliardi di patrimonio che è la Cdp”.

“Ma c’è una terza dote che il premier apprezza e che l’ex vicepresidente della Bei possiede: l’intraprendenza”.

Draghi e Scannapieco si conoscono dal 1997.

“Scannapieco, che all’epoca aveva trent’anni e studiava alla Business School di Harvard, un giorno scrisse a Prodi, Ciampi e Draghi chiedendo di poter lavorare per il Paese. I primi due non gli risposero, mentre Draghi, che allora faceva il direttore generale del Tesoro, superando lo scetticismo dei suoi collaboratori lo volle incontrare e dopo un primo colloquio lo assunse nella sua creatura, il Consiglio degli esperti di cui facevano parte personaggi come Vittorio Grilli, futuro direttore generale del Tesoro e poi ministro, e Roberto Ulissi, oggi alto dirigente Eni”.

“Scannapieco deve la sua carriera dentro il palazzone di Via XX Settembre dove è rimasto dieci anni ai buoni rapporti intrattenuti con due uomini per molti versi opposti come Draghi e Giulio Tremonti”.

“Draghi ne ha valorizzato le capacità come esperto di privatizzazioni e cartolarizzazioni e in questa veste Scannapieco è stato nel consiglio di Finmeccanica, ha seguito la prima vendita di Alitalia e la privatizzazione dei Monopoli di Stato, ha partecipato all’organizzazione di importanti cartolarizzazioni di immobili pubblici” prosegue Cecchini.

“In anni diversi è entrato nell’advisory board di Spencer Stuart, nel consiglio di Consap, nel comitato di gestione dell’Agenzia del Demanio”.

“Ma è stato poi il ministro dell’Economia, Tremonti con Domenico Siniscalco alla testa della direzione generale, a nominarlo nel 2002 capo del delicato servizio per la Finanza e le Privatizzazioni”.

L’uomo è molto diplomatico e sa relazionarsi con tutti.

Per Scannapieco la Cassa depositi e prestiti non ha segreti.

“Ne conosce la storia, l’architettura e le potenzialità”.

“Nel 2007 è stato poi un altro ministro di alto profilo, come Tommaso Padoa Schioppa, ad apprezzarne le qualità di competenza, discrezione e diplomazia indicandolo come vicepresidente italiano della Banca europea degli investimenti, dove ha esercitato deleghe pesanti e ha portato l’Italia, grazie anche ai rapporti con il presidente tedesco Werner Hoyer, ad essere il primo beneficiario dei progetti della Banca” conclude Cecchini.

Ora il manager ha davanti a se’ diverse sfide, a partire dalla gestione  del nuovo strumento voluto dal governo per investire nelle grandi imprese,  ossia Patrimonio Destinato, fino alle partite rete unica e Autostrade per l’Italia.

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