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Marcello Clarich (giurista): «Ecco le linee guida del governo di Draghi ispirate dal suo maestro Federico Caffè»

Gli insegnamenti del maestro rimangono vivi nei bravi allievi, che non dimenticano. Mario Draghi nel 2012 intervenne durante la giornata in ricordo di Federico Caffè, organizzata all’Università La Sapienza di Roma. E rileggendo le sue dichiarazioni si capisce ancor di più come quegli insegnamenti potrebbero contenere le linee guida, per capire la direzione del prossimo governo Draghi. A parlarne è Marcello Clarich, sulle pagine di Milano Finanza.

«Tra i tanti temi trattati dall’economista scomparso nel 1987 nei suoi scritti scientifici e giornalistici, il primo ricordato da Draghi è il welfare, tema definito come “senza dubbio più caro” al maestro. Secondo Caffè, non si può “accettare l’idea che una intera generazione di giovani debba considerare di essere nata in anni sbagliati” e che debba subire, come fatto ineluttabile, lo stato di precarietà occupazionale. Con il Covid-19 il problema per i giovani è ancor più grave perché, come sottolineato da Draghi in un intervento la scorsa estate a un convegno a Rimini, su di essi graveranno gli oneri crescenti del debito pubblico. È dunque prevedibile (e auspicabile) che il programma del nuovo governo dia una priorità assoluta al tema delle nuove generazioni. E ciò in linea con un concetto chiave, sottolineato da Caffè, della eguaglianza delle condizioni di partenza che deve essere assicurata anzitutto dalla scuola e dall’università».

Clarich parla poi delle posizioni di Draghi sull’Unione Europea. «Secondo Draghi, la prospettiva europea non può ridursi soltanto al Fiscal Compact, con gli automatismi e le rigidità che Caffè certamente avrebbe criticato, ma deve gettare le basi per un “growth compact”. Occorre dunque far leva su tre pilastri indicati da Draghi nell’intervento alla Sapienza. Il primo è rappresentato dall’evoluzione da una unione soltanto monetaria verso un sistema nel quale la politica economica è sempre più decisa in sede europea piuttosto che a livello nazionale. Più volte negli interventi di Draghi come presidente della Banca Centrale Europea emerge anche la prospettiva di lungo periodo verso una Political Union».

Altri due pilastri importanti emergono dal discorso di Draghi, il secondo riguarda le «riforme strutturali specie nel mercato dei prodotti e del lavoro. Il completamento del mercato unico e il rafforzamento della concorrenza sono considerati cruciali per la crescita e per l’aumento dell’occupazione. Secondo Draghi, “crescita ed equità sono strettamente connesse”».

Mentre il terzo «è costituito dal rilancio degli investimenti pubblici per sospingere gli investimenti in infrastrutture, in capitale umano, in ricerca e innovazione a livello europeo e nazionale. Sembra emergere in controluce uno dei convincimenti più forti di Federico Caffè, in linea con il pensiero keynesiano, e cioè che il mercato necessita di interventi correttivi continui ad opera della mano pubblica. Per prevenire e curare i “fallimenti del mercato” sono necessarie, in aggiunta a una legislazione a tutela della concorrenza, per contrastare l’involuzione in senso oligopolistico, azioni di stimolo sia sul lato della domanda, sia su quello dell’offerta. Queste ultime devono proporsi di risolvere problemi strutturali come una crescita insufficiente della produttività, andamenti demografici negativi, efficienza e sicurezza energetica, eccessi di regolamentazione spesso a difesa di interessi corporativi».

In conclusione, come espone Clarich, «i piani nazionali per attingere al Recovery Fund dovranno individuare investimenti e riforme sostanzialmente in linea con il pensiero “Draghi-Caffè”».

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