L’ex governatore del Veneto chiede che il modello venga esteso alle altre 19 materie e rilancia: “Al congresso della Lega discuteremo il futuro del partito”
Il Veneto aveva chiesto l’autonomia nel 2014 e lo Stato aveva risposto con posta ordinaria.
Dodici anni, sei governi e una pandemia dopo, il Consiglio dei ministri ha approvato l’intesa sulle autonomie per quattro materie.
Luca Zaia, presidente del Consiglio regionale veneto e governatore della Regione dal 2010 al 2025, rivendica il risultato ma avverte che la partita non è chiusa.
Lo fa in un’intervista rilasciata a Marco Cremonesi del Corriere della Sera.
“È stata posta una pietra miliare: è la prima volta che si approva un’intesa”, spiega Zaia al Corriere della Sera.
“Ma non è un punto di arrivo.
Primo, perché il percorso si conclude solo con il voto in Parlamento.
Secondo, perché questo è il modello che dovrà essere replicato per le altre 19 materie possibili: un format che verrà ripreso”.
Un risultato che, secondo l’esponente leghista, non può essere attribuito soltanto al Veneto: “L’autonomia è nata con i padri fondatori.
La Costituzione è autenticamente federalista.
Lo stesso Einaudi disse: “A ciascuno l’autonomia che gli spetta”.
Don Sturzo, siciliano e padre della Dc, si disse “unitario ma federalista impenitente”.
Da Nord a Sud, dal Piemonte alla Sicilia”.
Il lungo cammino
Zaia ripercorre con il Corriere della Sera le tappe di un percorso accidentato.
Il Veneto ha tentato tre volte di arrivare al referendum: il terzo tentativo, nel giugno 2014, fu impugnato dal governo Renzi e, dopo tredici mesi, nel luglio 2015, la Corte costituzionale diede ragione alla Regione.
Poi il voto del 22 ottobre 2017, che portò alle urne 2.328.000 veneti.
Nel 2018 arrivò la prima preintesa con il sottosegretario Bressa; quindi il governo Conte 1, che per Zaia si tradusse in “solo chiacchiere, nulla di fatto”, e il Conte 2, con “zero” passi avanti e in più il Covid.
La ripartenza con Draghi, nel marzo 2021, e infine, con il governo Meloni dal 2022, “un’oggettiva accelerazione”, fino al via libera di Palazzo Chigi.
I timori e il ricorso della Puglia Cosa teme ora l’ex governatore?
“I soliti ricorsi e la volontà di non arrivare mai al voto finale”, dice al quotidiano di via Solferino.
“Mi auguro che il Parlamento deliberi velocemente, che si esca dai ragionamenti di natura politica e di consenso e si guardi con obiettività a un Paese che sta cambiando pelle, evitando ogni strumentalizzazione: o lo facciamo per scelta, o la storia ce lo imporrà per necessità”.
Respinta con decisione l’accusa di una “secessione dei ricchi”: “Finiamola.
Pensare che sia un regalo al Nord e una perdita di voti al Sud è sbagliato: è un progetto costituzionale.
Troppo comodo evocare la Carta a ogni piè sospinto e poi, quando arriva un provvedimento, non volerlo portare avanti”.
Anche il ricorso annunciato dalla Puglia guidata da Decaro non sembra preoccuparlo.
“Nord e Sud sono gemelli siamesi: la vita e la morte dell’uno sono quelle dell’altro”, afferma Zaia.
“I margini di crescita del Sud sono molto più elevati di quelli del Nord, e al Nord non conviene che il Sud si perda per strada: il conto lo pagheremmo tutti.
Siamo un unicum da Nord a Sud, ma l’ossatura federale è la vera via.
Napolitano lo diceva: “L’autonomia è una vera assunzione di responsabilità”.
E allora, bloccare l’autonomia è una conferma di irresponsabilità”.
Il congresso della Lega
Nell’intervista al Corriere della Sera, Zaia affronta anche il tema del congresso straordinario chiesto da Matteo Salvini.
“Sarà l’unica vera sede per dibattere il futuro del partito, rispetto ai valori e alle strategie che vogliamo darci.
La Lega di 35 anni fa non è la Lega di oggi, e quella che avremo tra dieci anni sarà diversa ancora”.
Restano però alcuni punti fermi: “Il sacro Graal: la Lega nasce per il federalismo, per l’autonomia e per dare voce a chi non l’ha mai avuta.
Deve restare ferma la questione settentrionale, che l’attualità ci porta a trattare al pari di quella meridionale”.
Sulla candidatura di Massimo Garavaglia, Zaia non si sbilancia: “Il congresso sarà l’occasione per ascoltare le idee per il futuro della Lega”.
Quanto alla sua visione: “Per quel che mi riguarda resta un partito liberale, che deve garantire il rispetto delle istanze dei cittadini.
Insomma, la vera interprete del contratto sociale”.
Nessuno scambio di favori
Infine, Zaia respinge l’ipotesi di uno “scambio di favori” con Palazzo Chigi: “Nessuno scambio di favori.
Il progetto dell’autonomia è un pilastro del programma sul quale è stato eletto questo governo, e l’autonomia è già stata vagliata dalla Consulta: è ovvio che il percorso arrivi in fondo.
L’autonomia è, al pari di premierato e riforma della Giustizia, assolutamente centrale nel programma di governo”.








