Il Ministero della Cultura ha annunciato in un comunicato che, dopo tre anni di attesa, il “Cristo deriso” di Cimabue (1240-1302), una piccola tavola in legno del XIII secolo divenuta il dipinto medioevale più costoso del mondo (24 milioni di euro), è entrato nelle collezioni nazionali della Francia ed è stato affidato al Museo del Louvre di Parigi.
Nella “famiglia dei capolavori perduti e fortuitamente ritrovati”, questo piccolo pannello in legno dipinto, alto appena 25 cm, occupa un posto più che notevole. La sua storia recente inizia nel giugno 2019 quando Philomène Wolf, banditrice della casa d’aste Actéon, stava lavorando all’inventario della casa di un novantenne francese a Compiègne: fu allora che notò appesa in cucina, sopra i piatti, quella che fino ad allora la famiglia considerava una semplice icona russa.
La piccola tavola in legno nella estate di tre anni fa venne sottoposta alla perizia del laboratorio parigino Turquin che lo ha attribuito, dopo una serie di ricerche, al pittore fiorentino maestro di Giotto, di cui si conoscono finora solo una quindicina di creazioni. Le ricerche di Turquin hanno permesso anche di comprendere che la tavola apparteneva ad un dittico (oggetto di devozione privata) composto da otto scene della Passione di Cristo, databile al 1280, di cui ci sono pervenute solo altre due tavole: “La Flagellazione di Cristo”, conservato nella Frick Collection di New York dal 1950, e “La Vergine col Bambino”, acquistata dalla National Gallery di Londra nel 2000.
Stimata tra i 4 e i 6 milioni di euro, l’opera è stata presentata all’asta il 27 ottobre 2019 dove ha raggiunto la cifra record di vendita di 24 milioni di euro, diventando così il dipinto medievale più costoso al mondo. Il Museo del Louvre, che voleva acquistarlo, non era però riuscito a raccogliere la somma necessaria per la sua prelazione all’asta. Qualche settimana dopo, alla Vigilia di Natale 2019, l’opera fu classificata come “tesoro nazionale” della Repubblica francese, provvedimento che di fatto ha escluso qualsiasi autorizzazione a lasciare la Francia per un periodo di 30 mesi ed ha dato il tempo all’amministrazione statale di reperire i fondi per l’acquisizione del capolavoro di Cimabue.
Oggi il Museo del Louvre ha potuto accogliere l’ingresso nelle sue collezioni di questa straordinaria opera di Cimabue che costituisce una “tappa cruciale nella storia dell’arte” e “affronta questioni che saranno centrali per il Rinascimento”, in particolare la rappresentazione dello spazio, della luce o anche dei sentimenti umani. “Cristo deriso” si affianca alla monumentale Maestà, altro capolavoro del pittore fiorentino maestro di Giotto ospitato al Louvre, e che è attualmente oggetto di una campagna di restauro. I due dipinti, che su grande e piccola scala dimostrano la natura rivoluzionaria dell’arte di Cimabue, saranno al centro di una mostra nella primavera del 2025 nel museo parigino.








