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Lo Stato non può obbligare ad investire in Italia, scetticismo su leva fiscale | L’analisi di Federico Freni, sottosegretario al Mef

“Sono sempre scettico sull’incentivazione del risparmio attraverso leva fiscale che è una leva certamente ma non è tutto.

Ci deve essere ma non può essere il driver che motiva gli investimenti”.

Lo ha detto il sottosegretario al Mef, Federico Freni, durante il suo intervento alla Giornata dell’investitore istituzionale organizzata da Febaf, aggiungendo che “il compito dello Stato non è quello di obbligare gli investitori a investire in Italia o da qualche parte, ma di rendere il nostro paese più attraente degli altri”.

A questo proposito il sottosegretario ha invitato le banche a “vedersi regolarmente” per lavorare insieme su questo obiettivo.

FONDI PENSIONE COME LE CASSE, SU TFR RAGIONARE IN MODO LAICO

Per i fondi pensione bisogna “pensare a un regolamento simile a quello delle casse di previdenza, ma lasciando libertà di scelta degli investimenti”, ha continuato Freni aggiungendo che sugli investimenti del Tfr “ci sono varie opzioni su cui ragionare in modo laico, senza ideologie”.

Per esempio, ha proposto il sottosegretario, “si potrebbe immaginare di veicolare una quota del Tfr del lavoratore per creare degli investitori istituzionali senza per questo scippare una parte del Tfr”.

Il lavoratore “potrebbe avere il Tfr a prescindere da dove sia stato investito e scegliere così di avere il 100%, il 75 o il 50 con una pensione complementare.

Sono tutte opzioni sui cui ragionare”, ha continuato Freni. La recente disciplina decisa per le Casse “rispetta libertà e autonomia” degli enti, “non le obbliga a direzionare investimenti ma detta solo driver.

Penso sia giunto il momento di fare questo anche per i fondi pensione: mettere a terra una regolamentazione analoga a quella delle Casse per garantire gli investimenti. Tutto questo richiede un gruppo d’azione, meno chiacchiere e più fatti”.

AL MEF TAVOLO SU INVESTIMENTI NELL’ECONOMIA REALE

“Al Mef abbiamo creato a giugno un tavolo – che non è ancora partito – per sviluppare gli investimenti in economia reale”, ha proseguito il sottosegretario spiegando che il tavolo è “composto da tutti quei soggetti che da un lato sono investitori istituzionali, dall’altro aggregano e gestiscono investitori istituzionali -penso a Cassa depositi e prestiti- e possono portare allo sviluppo ulteriore di strategia, che in questo paese manca, che come il metodo PNRR ci ha insegnato, serve a pianificare e incassare a obiettivo raggiunto”.

CERCHIAI, RAFFORZARE INCENTIVI FISCALI PER INVESTITORI LUNGO PERIODO

Secondo Fabio Cerchiai, presidente di Febaf, in Italia servono incentivi fiscali per i risparmiatori-investitori di lungo periodo in modo che possano rafforzare il loro contributo allo sviluppo sostenibile del Paese.

Per Cerchiai sarebbe necessaria “una riduzione progressiva delle aliquote fiscali per coloro che mantengono i loro capitali impegnati per periodi lunghi, fino anche all’azzeramento del carico fiscale”.

Ne deriverebbe “un duplice beneficio: da un lato, il sostegno all’economia reale attraverso creazione di posti di lavoro e lo sviluppo di infrastrutture; dall’altro, una remunerazione più vantaggiosa per chi decide di investire in Italia perché il risparmio paziente merita tutela e valorizzazione nell’interesse generale del Paese”.

ASSONIME, NO LEVA FISCALE? MA BOT CREANO DISTORSIONE

“Sono d’accordo che sia difficile usare la leva fiscale per orientare gli investimenti, ma se teniamo la tassazione al 12,5% per i Bot qualche distorsione la creiamo”, ha messo in evidenza Stefano Firpo, dg di Assonime.

Parlando della riforma del Tuf, Firpo ha sottolineato che “la struttura non si riesce ancora a capire. Non si capiscono le idee e le direttrici di sviluppo”. Sarebbe necessario “un confronto di merito sulle soluzioni tecniche”, ha continuato Firpo ricordando che l’associazione non fa parte della Commissione che sta lavorando alla riforma.

Secondo il dg di Assonime è necessario “mettere mano alla riforma dei nostri fondi e creare massa critica. La nostra Borsa è in uno stato comatoso: negli ultimi 2 anni ci sono stati 50 delisting. O siamo in grado di portare liquidità sulla Borsa o possiamo fare la migliore riforma del Tuf ma non risolviamo niente”.

CONFINDUSTRIA, RENDERE STRUTTURALE SISTEMA GARANZIE PER IMPRESE

Confindustria chiede al governo di rendere strutturale il sistema di garanzie per le imprese.

“Bisogna confermare l’attuale impianto di garanzie pubbliche. In particolare, quello del Fondo di Garanzia per le Pmi”, ha detto Angelo Camilli, vice presidente per il credito la finanza e il fisco di Viale dell’Astronomia, spiegando che “stimo sollecitando il governo affinché renda strutturale la riforma del Fondo, che altrimenti scadrà a fine anno, in particolare confermando l’importo massimo garantito ad almeno 5 milioni e le percentuali di copertura per gli investimenti all’80% e per la liquidità al 60%.

Le imprese italiane sono alle prese con sfide trasformative epocali, che impongono crescita dimensionale e ingenti investimenti per mantenere e rafforzare la competitività”.

Serve una “mole enorme di investimenti” per affrontare trasformazioni che hanno “un impatto nel lungo periodo e che vanno affrontate con mezzi adeguati e in particolare attivando risorse finanziarie a lungo termine”.

Sono risorse che “non possono venire dal pubblico”, ha proseguito Camilli sottolineando che “solo una piccola parte è messa a disposizione dal PNRR, che resta uno strumento determinante.

Sono risorse che dovranno, invece, arrivare dal sistema finanziario, certamente dalle banche”.

MCC, CON RIFORMA FONDO GARANZIA STIAMO SOSTEGNO A RIPRESA

Il Fondo di garanzia per le pmi “ha un peso molto importante: è utilizzato in un terzo dei finanziamenti alle imprese, percentuale che sale anche di più se consideriamo quelli alle sole Pmi.

Con l’attuale riforma sta sostenendo la ripresa”, ha detto Francesco Minotti, ad di Mcc che gestisce il Fondo, ricordando che al Mimit, di concerto con il Mef, si sta lavorando a una riforma del Fondo per regolare il regime transitorio che terminerà a fine anno.

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