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[Lo scenario] I riflettori sono puntati sulla sostenibilità del debito italiano

Secondo gli economisti di Credit Suisse, con il rallentamento della crescita e l’aumento dei tassi d’interesse, i riflettori sono puntati sulla sostenibilità del debito italiano. Puntualizzano, inoltre, che la crescita italiana è stata sorprendentemente resiliente nei primi tre trimestri del 2022 grazie alla convincente stagione turistica, all’inaspettata tenuta e al miglioramento della competitività del settore manifatturiero.

Tuttavia, secondo i frequenti sondaggi sulle imprese, la crescita ora sta rallentando drasticamente e si prevede che l’economia entri in una recessione a partire dal quarto trimestre di quest’anno. La crescita reale del Pil è destinata a scendere da 6,6% nel 2021 a 3,7% nel 2022 e a -0,2% nel 2023 (rispetto alle nostre previsioni preinvasione di 4,3% nel 2022 e 2,2% nel 2023).

Il principale freno potrebbe provenire dai consumi privati, che probabilmente si contrarranno bruscamente a causa dell’elevata inflazione, della modesta crescita dei salari e della depressione della fiducia dei consumatori. Negli ultimi trimestri, le generose misure di sgravio energetico hanno sostenuto il consumo privato, ma il governo avrà uno spazio fiscale limitato per estendere i provvedimenti al prossimo anno. Per gli esperti è interessante notare che gli investimenti continueranno probabilmente ad espandersi nonostante la recessione, grazie ai fondi di Next Generation EU del valore di circa il 2% del Pil per il 2023 e al Superbonus.

L’esposizione dell’Italia al conflitto Russia-Ucraina è significativa a causa dell’elevato ricorso al gas russo, ma negli ultimi mesi l’Italia ha sostituito con successo gran parte delle forniture perse con maggiori importazioni da altri Paesi; quindi, il rischio di una totale carenza di gas è relativamente basso. L’inflazione si è attestata a 12,8% a/a in ottobre, ben al di sopra della media dell’area dell’euro. Ci aspettiamo che l’inflazione si moderi nei prossimi mesi con la riduzione della spinta dell’inflazione energetica e alimentare, ma il dato sottostante diminuirà solo gradualmente.

Nel complesso Credit Suisse prevede che l’inflazione si attesti in media a 8,2% nel 2022 e a 6% nel 2023. I rischi politici sono elevati. Gli investitori temono che la nuova coalizione di centrodestra di Fratelli d’Italia (FdI), Lega e Forza Italia guidata da Giorgia Meloni (FdI) possa aumentare la spesa pubblica in linea con il suo ambizioso programma politico e peggiorare ulteriormente le dinamiche del debito italiano. Finora, le scelte ministeriali di Meloni e i piani di spesa effettivi hanno dato agli investitori poche ragioni di preoccuparsi.

In effetti, l’Italia è sottoposta a forti pressioni per conformarsi agli orientamenti fiscali dell’UE per accedere ai fondi di Next Generation EU e beneficiare del Transmission Protection Instrument (Tpi) della Bce. Ma questo è un rischio che deve essere osservato molto attentamente il prossimo anno – soprattutto nel contesto dell’aumento dei costi di finanziamento, dal momento che la Bce alza i tassi e passa dall’acquisto netto di obbligazioni alla vendita netta di obbligazioni.

Un anno positivo per la maggior parte degli investimenti alternativi con gli hedge fund che dovrebbero ottenere rendimenti al di sopra della media e il 2023 sarà probabilmente un buon vintage anche per il private equity. Titoli secondari e debito privato avranno buoni risultati. Credit Suisse prevede che i valori del capitale immobiliare saranno sotto pressione a causa dei tassi d’interesse più elevati, ma i fondamentali dei leasing dovrebbero rimanere solidi in settori con forti fattori di domanda strutturale, come la logistica. In questo contesto, Credit Suisse sottolinea l’importanza di diversificazione, due diligence negli investimenti e asset management attivo per migliorare i flussi di reddito da locazione.

Dopo una sovraperformance nel 2022, le azioni italiane dovrebbero allinearsi al benchmark dei mercati sviluppati nel 2023 in quanto le deboli aspettative di crescita degli utili sono bilanciate da interessanti valutazioni. La composizione del settore è principalmente esposta a dati finanziari e servizi pubblici; i rendimenti in aumento, pur essendo vantaggiosi per i dati finanziari, sono anche inversamente correlati ai servizi pubblici che dovrebbero bilanciare i rendimenti. Inoltre, poiché si prevede che la Bce continui a incrementare i tassi, Credit Suisse si aspetta che i mercati periferici siano più colpiti dei mercati centrali europei. Gli sviluppi fiscali interni restano un freno che potrebbe pesare sul sentiment.

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