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[Lo scenario] La mossa a sorpresa di Berlusconi: Draghi al Quirinale. Ecco cosa può succedere

Il Cavaliere coltiva la «tentazione» di diventare lui il vero kingmaker della partita per il Quirinale e tra sabato e domenica, se com’è probabile il bilancio della “campagna acquisti” sarà in rosso, il leader di Forza Italia potrebbe fare l’atteso passo indietro.

E qui ci sarebbe il colpo a sorpresa: sarebbe orientato a proporre per iI Colle non un esponente di centrodestra, come vorrebbe Salvini, ma Mario Draghi. 

Con l’obiettivo di risultare «centrale», di non frantumare il patto di unità nazionale alla base del governo guidato dall’ex presidente della Bce, scongiurando il rischio di elezioni anticipate. 

Lo rivela, nel retroscena giornalistico più interessante di oggi, il quotidiano Il Messagero.

Dietro a questa scelta, che in Forza Italia qualcuno definisce «possibile se non probabile», ci sarebbe il timore di Berlusconi di essere impallinato in Parlamento: «E io, con la mia storia, non posso bruciarmi». 

Il desiderio di «prendere in mano la partita» e di dare, come – secondo il Messaggero – rivelano nel suo entourage «una lezione» a Salvini che non fa pagare giorno senza demolire la sua candidatura. 

Emblematica al riguardo la dichiarazione di lunedì del leader leghista, annotata in rosso nei taccuini di Arcore: «La settimana prossima la Lega farà una proposta che potrà essere convincente per tanti, se non per tutti». 

Non è passata inosservata neppure l’apertura della Meloni a «convergenze più ampie» se tramontasse la candidatura del capo di Forza Italia. 

Il leader forzista avrebbe fatto arrivare a Draghi una richiesta «per essere rassicurato». 

Vale a dire: la nomina del suo braccio destro Gianni Letta a segretario generale del Quirinale – scrive il Messaggero – “un ruolo delicatissimo e importantissimo nelle dinamiche e nei riti della presidenza della Repubblica”.

E una soluzione che consentirebbe al premier di lasciare a palazzo Chigi Roberto Garofoli, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio in prima fila nell’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) da oltre 200 miliardi. Non solo. 

“Berlusconi avrebbe anche fatto filtrare il desiderio di essere nominato senatore a vita, appena si libererà un posto a palazzo Madama. Per una sorta di «riabilitazione». E, se possibile, assieme al suo nemico storico Romano Prodi in modo da dare un segnale di pacificazione nazionale”, conclude il quotidiano romano.

Intanto Gianni Letta è uscito dal suo proverbiale silenzio. Giovedì scorso, a margine della camera ardente di David Sassoli in Campidoglio, il braccio destro di Berlusconi ha parlato di «serenità, armonia», di «desiderio da tutte le parti di contribuire a guardare gli interessi del Paese e non alle differenze di parte». 

Parole che hanno riscontrato un largo consenso.

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