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[Lo scenario] Ecco l’autunno che ci aspetta. La previsione che preoccupa

L’autunno sarà freddo, molto freddo. Così si preannunciano i prossimi mesi per l’Italia e tutte le economie avanzate. Le incognite si chiamano guerra in Ucraina, tensioni nel Pacifico e bassa fiducia dei consumatori che provocano forti cadute delle domande e rallentamento dei mercati. E questa l’indicazione, in verità poco confortante, che arriva dal superindice Ocse che ha proprio lo scopo di leggere il futuro. A luglio l’indicatore è diminuito di altri 0,2 punti scendendo a 99,2 mantenendosi quindi sotto la soglia di 100 che rappresenta lo spartiacque fra lo sviluppo e la discesa.

Per l’area euro, la flessione è a 99 da 99,2 e per i cinque principali Paesi asiatici a 98,9 da 99. Il G7 nel suo insieme scende a 99,1 da 99,3. Tra i big, gli Usa sono in calo a 99 da 99,2, il Regno Unito a 98,3 da 98,5, il Canada a 99 da 99,3, la Germania a 99,1 da 99,4, l’Italia a 98,7 da 98,9 e la Francia 98,1 da 98,4. Solo il Giappone mostra stabilità con un superindice invariato a 100,5. Tra i principali Paesi emergenti, anche la Cina e l’India registrano una stabilizzazione delle prospettive con un superindice fermo a 98,5 nel primo caso e al 100 nel secondo. Il Brasile, invece, arretra a 98 da 98,3.

L’Ocse avverte che i dati devono essere intrepretati con attenzione perché la situazione potrebbe ribaltarsi da un momento all’altro in presenza di fatti nuovi. Riferimento neanche tanto velato alla fine delle ostilità. Possibilità non da escludere con l’arrivo del Generale Inverno che a quelle latitudini ha sempre deciso le guerre. Stavolta potrebbe imporre la pace. In assenza la situazione potrebbe progressivamente aggravarsi. Tanto più che proprio oggi è diventato operativo il razionamento del gas deciso dalla Ue. Per il momento si tratta solo di una misura precauzionale che non avrà effetti diretti. Più avanti potrebbe creare rallentamenti alla produzione. Una frenata che si andrebbe a collocare in una situazione già delicata.

Secondo i dati elaborati dalla Fondazione Tor Vergata in collaborazione con il Mef a partire da giugno l’economia italiana ha cominciato a rallentare tanto che, in assenza di novità, la stima per fine anno scende dal 3,1% all’1,5%. Anche le indagini Istat di luglio sulla fiducia di consumatori e imprese tratteggiano un innegabile clima di sfiducia e un quadro macroeconomico in rapido peggioramento. La fiducia dei consumatori ha fatto un ulteriore passo indietro ed è al livello più basso da maggio 2020 (94,8), mentre quella delle imprese manifatturiere (106,7) e dei servizi di mercato (104,1) è tornata indietro ai livelli registrati a maggio dell’anno scorso.

Nelle ultime ore c’è da segnalare anche la ripresa del prezzo del petrolio che tornano a puntare verso quota 100 dollari che avevano abbandonato da oltre un mese. L’accelerazione dopo che Transneft, società di proprietà del governo russo che gestisce oltre 70.000 chilometri di gasdotti e oleodotti, ha confermato che le esportazioni di greggio attraverso il territorio ucraino si sono fermate il 4 agosto. In pericolo le forniture verso Slovacchia, Ungheria e Repubblica Ceca. Con questa iniziativa diventa sempre più evidente che l’intenzione della Russia di intensificare il suo uso delle esportazioni di energia come arma per costringere l’Occidente ad accettare le sue mire espansionistiche in Ucraina. Il mese scorso il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha dichiarato che il paese intende assicurarsi il controllo sull’Ucraina meridionale e sulla regione orientale del Donbass.

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