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[Lo scenario] Combattere la crisi, evitare lo statalismo. Ma puntare su alleanza tra società, economia e politica

“Sarà un “anno più duro del 2022” con Europa con il segno meno e Stati Uniti e Cina in condizioni difficili, come ha dichiarato due giorni fa la direttrice del Fmi, mentre l’Ocse è solo leggermente meno pessimista? E quanto peseranno gli incerti sviluppi del conflitto ucraino su inflazione e sviluppo in Italia e in Europa?” Se lo chiede l’economista Mario Deaglio.

“Le previsioni “professionali” degli esperti sono ampiamente divergenti e di certo per rispondere bisognerebbe essere degli indovini. Occorre comunque partire dalla constatazione che il mondo intero è affetto da una sorta di “pandemia economica” provocata da un virus che conosciamo poco e che attacca contemporaneamente l’economia, la società e il quadro politico internazionale.

Contro di esso non abbiamo alcun vaccino e continuiamo a usare rimedi tradizionali, al cominciare dal rialzo del costo del denaro, efficaci contro i sintomi ma assai poco contro le cause e forse socialmente insopportabili” spiega in una sua analisi per il quotidiano La Stampa.

“Il nuovo tipo di inflazione che può colpirci tutti in maniera grave, deriva dai guasti alle “catene mondiali del valore” ossia da quell’insieme di flussi commerciali di prodotti finiti, semilavorati e fonti energetiche che hanno garantito la crescita dell’economia globale negli ultimi 20-30 anni.

È bene ricordarlo agli italiani in quanto l’Italia, con qualsiasi tipo di governo, a questa crescita ha partecipato pochissimo e quindi si trova oggi con una struttura economico-sociale particolarmente fragile.

Al primo posto di questi guasti c’è il settore alimentare mondiale: a causa del rallentamento delle esportazioni di cereali ucraini, e anche russi – legato al conflitto Mosca-Kiev – non c’è solo il rischio di scarsità alimentari, soprattutto in Africa e nel Medio Oriente, ma anche quello della carenza di fertilizzanti che potrebbe colpire abbastanza duramente la catena alimentare europea”.

“Gli Stati Uniti, dal canto loro, sono alle prese con i problemi delle “catene dei trasporti”: dopo l’intasamento dei porti californiani, a essere rallentati sono ora i trasporti interni su strada e ferrovia, legati ad anni di carenza di investimenti pubblici e alla difficoltà di trovare autisti di autocarri sempre più grandi che richiedono spesso prestazioni lavorative sempre più dure.

Un pericolo ancora più importante per la continuazione della ripresa è legato alle difficoltà della produzione dei “microchip”, collegato alle difficoltà di Taiwan, sede del principale produttore mondiale. Il che ha indotto gli Stati Uniti a varare un gigantesco piano di aumento della produzione interna, invertendo una politica di liberismo senza freni e anche l’Europa, sia pure in maniera più disordinata si sta muovendo in questa direzione. La costruzione di un moderno settore di elettronica di base può, però, richiedere anni”.

“Un intervento pubblico appropriato è ancora più necessario sul mercato dei prodotti energetici: è bastato l’annuncio della fissazione di un tetto al prezzo del gas naturale sui mercati europei perché i prezzi scendessero in maniera clamorosa.

Se questa discesa si consoliderà, gli effetti positivi sul calo dell’inflazione europea potrebbero rivelarsi molto rapidi e le previsioni per l’economia potrebbero risollevarsi sensibilmente.

Per questo, soprattutto in Italia, ma anche altrove in Europa, pur evitando lo statalismo tipo anni Cinquanta-Sessanta, è molto importante una sintonia tra società, economia e politica. Senza questa sintonia, le semplici manovre per ridurre la quantità di moneta otterranno risultati effimeri.

Che cosa ci sia nella calza della Befana lo scopriremo poco alla volta a partire dalle prossime settimane. Per intanto si può solo affermare che, in un clima di grandissima incertezza, il mondo, l’Europa e l’Italia non partono necessariamente perdenti” conclude Deaglio.

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