L’ipotesi della fusione tra Ubs e Credit Suisse scalda la Borsa

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Se dovesse davvero realizzarsi sarebbe probabilmente il matrimonio bancario del decennio, in grado di dare vita a un colosso europeo capace di competere ad armi pari con i giganti del credito americani. E confermerebbe, dopo l’acquisizione di Ubi da parte di Intesa e le annunciate nozze tra le spagnole Bankia e Caixabank, il crescente fermento che attraversa il comparto del credito del Vecchio Continente, alla ricerca di dimensioni più adeguate per ridurre i costi, sostenere gli investimenti e aumentare la redditività.

Ubs e Credit Suisse, questa è la ‘bomba’, starebbero ragionando su una fusione. Il progetto, denominato ‘Signal’, è stato rivelato dal sito finanziario indipendente svizzero Inside Paradeplatz (nome della ‘City’ di Zurigo), che ha raccolto fonti interne alle due banche e secondo cui, a tessere la tela delle nozze, sarebbe il presidente tedesco di Ubs, Alex Weber, che avrebbe aperto un tavolo con il suo omologo Urs Rohner, informando del progetto sia il ministro svizzero delle Finanze Ueli Maurer come pure la Finma, la Consob elvetica.

Le due banche si sono trincerate dietro un no comment mentre fonti citate da Bloomberg avrebbero cercato di gettare acqua sul fuoco confermando che Weber starebbe analizzando, assieme ai suoi consulenti, la fattibilità del mega-merger ma riconducendo lo studio nell’ambito dell’ordinaria attività di pianificazione e di analisi delle opzioni strategiche, senza che il progetto sia stato portato all’attenzione del management board né discusso con il Credit Suisse.

Per Inside Paradeplatz, invece, l’obiettivo di Weber, da tempo alfiere del consolidamento bancario, sarebbe quello di arrivare a un accordo all’inizio del 2021 e di chiudere la fusione entro la fine del prossimo anno. A lui andrebbe la presidenza del nuovo gruppo mentre la nomina dell’ad spetterebbe al Credit Suisse, con l’attuale Ceo Thomas Gottstein in pista per l’incarico. La fusione non sarebbe indolore costando almeno 15 mila esuberi su un totale di oltre 110 mila dipendenti, di cui almeno 5 mila in Svizzera. Ne nascerebbe un colosso da 64 miliardi di euro di capitalizzazione di Borsa, secondo in Europa solo ai 71 miliardi di Hsbc e con attivi superiori ai 1.600 miliardi di euro.

Dalla Borsa è arrivata un’apertura di credito con il Credit Suisse che è balzato del 4,3% a 10,26 franchi svizzeri e Ubs del 2,5% a 11,43 franchi. Ma tra gli analisti si respira un po’ di scetticismo. Per Jp Morgan la fusione potrebbe creare “un problema di dimensione per la Svizzera”, che vedrebbe la sua economia esposta a rischi troppo grandi in caso di fallimento del conglomerato, mentre i nuovi requisiti regolatori “non sono favorevoli a mega fusioni tra le banche”. A ciò si aggiungerebbero questioni antitrust, avendo entrambe la banche una posizione dominate in Svizzera.

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