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[L’intervista esclusiva] Il manager Riccardo Ruggiero: «Bisogna avere il coraggio di investire sui grandi marchi del Made in Italy anche nei momenti più difficili. Come facemmo in Infostrada e Tim con la Ducati»

«L’inizio degli anni ’80 furono all’insegna della stagnazione: i grossi motori di Taglioni vinsero ancora (tra tutte la clamorosa affermazione nel Mondiale TT all’Isola di Man con Mike Hailwood) ma la proprietà statale della Ducati continuava a non credere nella moto. Nel 1985 l’IRI cedette la Ducati Meccanica ai fratelli Castiglioni di Varese, già proprietari della Cagiva, i quali accentrarono a Bologna anche la direzione commerciale della loro azienda, facendo del capoluogo emiliano uno dei più grossi centri europei del settore motociclistico. Finalmente liberi da vincoli, gli ingegneri della Ducati poterono realizzare nuovi progetti» scrivono in un dossier gli economisti Luiss Lorenza Angelini e Vittorio D’Amato.

«Nonostante gli ottimi presupposti, il management della Ducati, dell’era Castiglioni, non colse i numerosi segnali di cambiamento che si affacciavano agli inizi degli anni 90. I motociclisti non erano più disposti a comprare una moto ma una soddisfazione ai loro bisogni. Volevano essere trattati come “partner di un viaggio di libertà” e non come estranei a cui vendere un mero prodotto. La moto, dai Castiglioni, era considerata come un “oggetto” esclusivo per “duri e puri”, uomini veri, non cogliendo le possibilità di ampliamento della nicchia di utilizzatori Ducati».

«Questa miopia» proseguono gli economisti «unita a investimenti poco prudenti e un eccessivo spreco di capitali e di risorse da parte dei fratelli Castiglioni, fece ritornare la Ducati in difficoltà nei primi anni ’90 al punto che, nel 1996 avvenne un altro cambiamento societario: i Castiglioni cedettero il 49% della Ducati al Texas Pacific Group, un gruppo privato di investitori mentre un altro 3% rimase di proprietà di un altro investitore privato».

«La situazione variò di nuovo nel luglio 1998: la Texas Pacific Group e la Deutsche Morgan Grefell Development Capital Italy, con altri partner, acquistano il restante pacchetto azionario ancora in mano ai Castiglioni. L’azienda acquistata dalla TPG non si poteva certo definire in ottima salute. La TPG intervenne immediatamente attraverso ingenti investimenti di capitali. Nel 1996 il Gruppo Ducati stipulò un contratto di finanziamento presso un pool di banche. Fu erogato un prestito a medio termine di 280 miliardi di lire».

Ed è in questo quadro che arriva il provvidenziale supporto di un manager italiano, Riccardo Ruggiero, cresciuto nella grande scuola Olivetti, che attraverso le società che sono state alla sua guida diventa sponsor forte della Ducati nel momento peggiore e ne contribuisce al rilancio.

La coraggiosa sponsorizzazione di Infostrada

«Il mio rapporto con la Ducati nasce intorno al 1998-1999. Io ero Amministratore Delegato di Infostrada e avevamo appena lanciato la società telefonica con grande successo, realizzando in tre mesi circa 900 mila clienti, sfidando il gigante Telecom Italia. Infostrada era partita grazie ad una licenzia di telefonia fissa inseguito alla liberalizzazione dei servizi Tlc in Europa».

«Questo risultato eccezionale lo ottenemmo non solo grazie alle offerte commerciali innovative, ma anche grazie alla pubblicità e le sponsorizzazioni che decidemmo di fare in quel periodo» ricorda Ruggiero. «Nell’ambito delle sponsorizzazioni decidemmo di concentraci sul mondo dello sport, perché comunque il marchio era giovane e l’abbinamento ci sembrava perfetto. Ci proposero la sponsorizzazione della Ducati che all’epoca correva nel campionato Superbike (e non nella MotoGp come oggi)».

Aveva un team di ingegneri molto competenti e con grande passione e un pilota fortissimo che si chiamava Carl Fogarty che era uno dei piloti più talentuosi del circo perché riusciva a domare questo cavallo pazzo che è sempre stata un po’ la Ducati. Infatti, fino a pochi anni fa la moto era caratterizzata da un motore potentissimo desmodromico bicilindrico, con il telaio a traliccio, e questo la rendeva una moto molto tra le più potenti ma ruvida, difficile da domare in pista. Fogarty era uno dei pochi che fu in grado di farlo.

«Nacque così una moto completamente con livrea Infostrada, vincemmo il campionato Superbike per diversi anni, e questo portò alla Ducati ulteriore grande visibilità anche perché il marchio Infostrada era un marchio che cominciava ad affermarsi, grazie alla crescita vertiginosa di clienti e fatturato. Tanto per dare un numero: dopo due anni aveva conquistato più del 10 per cento della quota di mercato della telefonia fissa in Italia» prosegue Ruggiero.

«In sintesi, il connubio fra il marchio Ducati e il marchio Infostrada fu molto produttivo per entrambi. In questo modo la Casa di Borgo Panicale uscì un po’ dalla stagnazione. Anche perché era appena entrato un fondo americano che aveva rilevato una quota importante e il marchio Ducati era conosciutissimo nel mondo, molto apprezzato ovunque, dal Giappone all’Inghilterra. Si distingueva per design, prestazioni, sound tipico del Made in Italy che, come tanti altri marchi emiliani nel mondo del motor sport, aveva prima conquistato e poi perso negli anni ’60-’70 il lustro di un tempo. Questo perché le case giapponesi come Honda, Yamaha, Suzuki la facevano da padrone ed era impossibile competere. Avevano mezzi tecnologici di ricerca e sviluppo fortemente superiori».

A fianco della Ducati anche con Tim

«Quando sono diventato Amministratore Delegato di Telecom Italia continuammo a sponsorizzare la Ducati, prima con il marchio Alice e poi con TIM, sia nel campionato Superbike che nella MotoGp dove finalmente la Ducati entrò e inaspettatamente vinse il suo primo mondiale nel 2007 con il suo campione Casey Stoner».

«In sintesi, gli anni tra il 1999 e il 2007 hanno segnato un rilancio della Ducati, aiutato chiaramente dai fondi di investimento che hanno permesso all’azienda di sviluppare nuovi prodotti e nuove moto. All’inizio ne vendevano 6-7 mila, oggi siamo arrivati a 60 mila, anche grazie all’affermazione nel mondo delle corse, prima nella Superbike e poi nella MotoGp. Oggi la Ducati pur mantenendo tutte le caratteristiche di italianità è passata al Gruppo Audi».

«Per concludere, la Ducati si merita di essere oggi campione del mondo con un pilota ed una moto italiana. Tutto questo grazie al lavoro del suo management e dei propri ingegneri. Che malgrado i vari cambi di proprietà intervenuti negli ultimi anni hanno sempre creduto nell’eccellenza italiana che ha reso grande la Ducati e il Made in Italy» conclude Ruggiero.

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