Il Think Tank Quotidiano della Classe Dirigente

[L’intervento esclusivo] Fabio Vaccarono, Managing Director di Google Italy: «Lo Stato investa risorse per modernizzare il sistema produttivo. Occorre anche alleanza tra Università e Camere di Commercio per aiutare le piccole e medie imprese a colmare il ritardo tecnologico»

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La crisi legata al COVID-19 rappresenta una occasione imperdibile per individuare le aree di arretratezza del nostro Paese e dare un’accelerazione alla modernizzazione delle nostre infrastrutture, dei processi e delle modalità di erogazione dei servizi, rendendo così il nostro Paese più competitivo.  

La crisi ha colpito un Paese che figurava al 24° posto (su 28) in Europa per digitalizzazione dell’economia e della società.

Eppure, nell’arco di giorni e spinti dall’emergenza, cittadini e imprese hanno iniziato ad adottare tecnologie che non avevano adottato in anni – dalle videoconferenze per vedere i nipoti, fino allo smart working. Nel lockdown, ci siamo tutti scoperti più digitali di quanto pensavamo di poter essere – ora la sfida è consolidare questa attitudine e renderla strutturale.

La modernizzazione del Paese grazie al digitale passa innanzitutto per la disponibilità di accesso alla rete a banda larga per tutti i cittadini.

L’accesso alla rete è il discrimine che può eliminare o acuire le disparità sociali: in sua assenza, il rischio è che le comunità e le persone più vulnerabili non possano godere dei benefici che il digitale porta alla società.

Considerato il ruolo che lo Stato giocherà nel supporto alla ripresa economica, penso che sia particolarmente importante che tale supporto sia almeno in parte orientato alla modernizzazione del sistema produttivo. 

Tra i principali ambiti di lavoro, uno riguarda senz’altro la modernizzazione dei processi.

Sappiamo che alcune tecnologie di intelligenza artificiale già disponibili – dal riconoscimento delle immagini all’analisi dei dati – permettono in alcuni settori del manifatturiero e dell’agricoltura aumenti di produttività estremamente significativi.

Per questo è auspicabile che gli investimenti futuri vadano nella direzione della ricerca applicata alla trasformazione digitale delle imprese, affiancata da attività di consulenza e supporto.

Ma il ritardo tecnologico accumulato da molte imprese riguarda anche le competenze digitali più semplici.

Dove esiste una solida domanda da parte delle imprese, il problema è risolto dai vendor tecnologici, ovvero imprese locali che aiutano i propri clienti a utilizzare la tecnologia.

Dove la domanda è più debole, anche questo settore è più debole, si crea quindi un circolo vizioso su cui è necessario intervenire.

Un’idea efficace potrebbe essere la creazione di acceleratori della transizione digitale delle imprese, che facciano consulenza alle PMI sull’adozione di servizi digitali.

Le Camere di Commercio e le Università, per esempio, possono offrire veri e propri programmi di educazione – magari attraverso gli odierni strumenti di distance learning che permettono notevoli risparmi di costi.

Fino all’arrivo della crisi, gran parte delle PMI non avevano colto il ruolo fondamentale del digitale.

Ciò anche perché non vi è stata, negli anni passati, una comunicazione chiara, ampia e univoca sui vantaggi che il digitale può portare proprio alle piccole e medie imprese in un contesto globale.

È importante che il Paese tutto, istituzioni pubbliche, imprese private e corpi intermedi, parlino con una sola voce riguardo all’importanza della svolta digitale per le imprese italiane per rimanere vive, credibili e competitive in questo scenario post COVID 19.

In questo senso, la modernizzazione della Pubblica amministrazione è una chiave imprescindibile per questa trasformazione.

Due sono gli aspetti da considerare: quello infrastrutturale – che riguarda i processi e la capacità di usare i dati a disposizione – e quello dei servizi ai cittadini.

Nell’emergenza è stato evidente come avere buoni dati a disposizione sia essenziale per prendere decisioni, ma anche come troppo spesso questi dati sono dispersi o non utilizzati. 

Allo stesso modo, l’erogazione digitale di tali servizi è un modo per evitare assembramenti negli uffici, nel breve e medio periodo, e per rendere più semplice per cittadini e imprese interfacciarsi con la PA, nel breve, medio e lungo periodo.

L’Italia sconta da anni un ritardo nell’adozione di tecnologie digitali da parte di cittadini e imprese.

La ripartenza deve essere l’occasione per la ricostruzione del sistema economico su un nuovo paradigma: l’infrastrutturazione digitale del Paese da una parte, e dall’altra interventi di ricerca applicata e trasferimento tecnologico, sia a vantaggio delle imprese di qualsiasi dimensione, sia a vantaggio della PA, e quindi dei cittadini.

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