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L’intelligenza artificiale e i protocolli che mancano | L’analisi di Ruben Razzante

Gli interventi dell’Ue volti ad arginare il «far west digitale» sembrano spesso «iniziative parziali e comunque non risolutive, perché l’innovazione tecnologica conosce approdi sempre sorprendenti e mai afferrabili nella loro totalità». A parlarne è Ruben Razzante su Il Messaggero. «Tale scenario si sta riproponendo nell’ambito dell’intelligenza artificiale (Ai), dopo che il Garante della privacy italiano (primo caso al mondo) è intervenuto per limitare provvisoriamente il trattamento dei dati da parte di Open AI, la società proprietaria di Chat GPT».

«La lettera aperta, firmata da oltre mille persone tra cui il miliardario Elon Musk e molti esperti del settore tech, per chiedere una pausa di sei mesi nello sviluppo dei potenti sistemi di intelligenza artificiale al fine di concedere il tempo necessario ad elaborare regole per il suo controllo, deve far riflettere tutti, non solo i tecnologi e i futurologi. Se» sottolinea Razzante «perfino soggetti di primo piano del mondo digitale lanciano l’allarme di una intelligenza artificiale fuori controllo, appare quanto mai doveroso, al netto degli aspetti più strettamente tecnici, che l’intera comunità degli utenti riceva dalle istituzioni e dalle aziende del settore adeguate rassicurazioni sul corretto funzionamento di tutte le intelligenze artificiali e sulla loro conformità alle leggi vigenti e ai principi etici».

«Occorrono protocolli di sicurezza condivisi che garantiscano sistemi di intelligenza artificiale accurati, affidabili, accessibili e rispettosi della centralità della persona. E tali protocolli non vanno imposti dall’alto ma devono essere condivisi con tutti i soggetti attivi in Rete e che rappresentano spicchi più o meno ampi di popolazione digitale. Una tecnologia così impattante come l’Ai non può avere lati oscuri, né ritorcersi contro l’uomo con la pretesa di sostituirlo nell’esercizio delle libertà fondamentali e in tutte le dinamiche realizzative della sua personalità. L’eventualità» conclude Razzante «che l’intelligenza artificiale, soprattutto nelle realtà non democratiche e nei contesti bellici, possa mettersi al servizio di disegni eversivi, è tutt’altro che remota».

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