”Nel 2021, sono state 15.720 le donne che hanno contattato il 1522, il numero di pubblica utilità contro la violenza e lo stalking, un dato stabile rispetto al 2020 (15.128) ma quasi raddoppiato dal 2019 (8.427); come detto, l’aumento risente anche delle campagne di sensibilizzazione incrementate durante l’inizio della pandemia”. Lo ha detto Linda Laura Sabbadini, direttore della direzione centrale per gli studi e la valorizzazione tematica nell’area delle statistiche sociali e demografiche dell’Istituto nazionale di statistica in audizione in commissione Lavoro pubblico e privato alla Camera.
”Dal punto di vista professionale, il 39,8% delle vittime che si sono rivolte al 1522 è occupata, il 2,8% lavora in nero, mentre il 19,1% è disoccupata e il 3,6% in cerca di prima occupazione – ha aggiunto – L’inoccupazione è maggiore tra le vittime straniere, di circa 10 punti percentuali in più rispetto alle italiane. Le studentesse sono il 9,8% e le casalinghe l’11,2%. Sono pensionate o ritirate dal lavoro il 13,7%. Le ragazze fino a 18-24 anni che si sono rivolte al 1522 sono prevalentemente studentesse, mentre a partire dalla fascia di età 25-34 anni aumentano le donne occupate (il picco è per le 35-44enni in cui sono occupate il 53,6% delle vittime) e le disoccupate o in cerca di occupazione”.
”L’instabilità economica caratterizza tutte le classi di età: in particolare, le vittime che non hanno un’occupazione o che sono lavoratrici in nero superano il 30% in corrispondenza delle vittime di età 25-54 anni, sono il 27% delle 55-64enni e il 20,9% delle 18-24enni – ha detto – Le casalinghe sono presenti, invece, in misura maggiore tra le 55-64enni (20,1%). Le donne laureate sono in prevalenza occupate, mentre i titoli di studio più bassi caratterizzano maggiormente le casalinghe e le pensionate, anche in relazione all’età più avanzata che le caratterizza. Ai fini della possibilità di trovare lavoro alle vittime della violenza, va sottolineato che il 66% delle inoccupate (disoccupate ed in cerca di prima occupazione) ha il diploma di scuola superiore e il 24% è laureata”.
”Le donne che non hanno mai lavorato e sono in cerca di occupazione appartengono a tutte le classi di età – ha riferito – ma tra le diplomate emergono le 18-24enni (45,8%) e tra le laureate, le 25-34enni (46,2%). Rispetto alla tipologia delle violenze subite, non si rilevano particolari associazioni con la condizione professionale, se non per casi specifici come le violenze sessuali e le molestie sessuali, segnalate maggiormente dalle studentesse, anche in relazione al maggior rischio di subirle da più giovani, e il mobbing per le occupate.
Le violenze economiche, oltre che dalle occupate (29,4%), vengono subite dalle casalinghe (20,6% dei casi) e dalle disoccupate (15,4%). Le violenze fisiche e psicologiche sono più frequenti anche in questo caso per le occupate insieme alle disoccupate. Oltre il 60% delle chiamate si riferisce a violenze subite per anni, quota che supera il 75% per le casalinghe e il 70% per le pensionate, le ritirate dal lavoro, le lavoratrici in nero”.
”Il dato è comunque al disopra della media anche per le donne prive di lavoro – ha spiegato – La situazione è relativamente migliore per le occupate e le studentesse che subiscono violenze da minor tempo: prevale la frequenza da mesi per il 32% delle prime e per il 29,3% delle seconde. Tuttavia, le studentesse segnalano anche di aver subito più spesso singoli episodi di violenza rispetto alle altre donne (ben tre volte di più, 18,8% contro il 6% della media).
Quest’ultimo dato, però, è strettamente legato anche al tipo di violenza subita. Le studentesse, infatti, segnalano più di frequente gli stupri, che si caratterizzano come episodi unici. Le violenze sessuali che escono allo scoperto sono infatti più spesso quelle subite da estranei e conoscenti e meno quelle che avvengono nel rapporto di coppia. Le donne che presentano situazioni economiche più svantaggiate subiscono più di frequente violenza dai partner con cui vivono, in particolare ciò si verifica per le disoccupate (41,7%), le casalinghe (47,1%) e le lavoratrici in nero (45,5%), mentre per le donne occupate è relativamente più frequente la violenza subita dagli ex partner (37,0%), seguite dai partner attuali (32,4%)”.
”Ad aggravare la situazione economica di queste vittime è anche l’onere di avere dei figli a carico: il 48,3% delle casalinghe e il 41,6% delle lavoratrici in nero ha figli minorenni – ha proseguito – Per le occupate, disoccupate e le donne in cerca di prima occupazione,la percentuale è pari rispettivamente a 33,6%, 29,2% e 28,5%. Le donne pensionate e ritirate da lavoro, ma anche le studentesse, sono invece vittime più spesso dei familiari, rispettivamente il 61,6%, 45,5% e 45,4%”.








