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L’economia tiene ma c’è fragilità | L’analisi di Legacoop -Prometeia

Il pil dell’Italia crescerà dello 0,7% nel 2026, +0.6% nel 2027 e + 0.5% nel 2028. L’inflazione dovrebbe attestarsi in linea con l’obiettivo della Bce, ma in leggera salita (fino al + 2.1% nel 2027). I dazi Usa avranno un impatto negativo di 0,3/0,4 punti sulla crescita. Sono alcune delle stime contenute nel Rapporto area studi Legacoop-Prometeia.

“Ci troviamo in un quadro di sostanziale tenuta dell’economia italiana, ma anche di evidente fragilità in prospettiva; una stagnazione strisciante che può diventare strutturale se non si interviene con decisione. Serve una linea chiara: più Europa, più investimenti produttivi, più attenzione alla coesione sociale”, sottolinea Simone Gamberini, presidente di Legacoop.

“Il sistema cooperativo, dati anche i numeri consolidati nella fase post pandemia, è pronto a fare la propria parte, ma è necessario un quadro di politiche economiche che metta al centro sviluppo, lavoro e riduzione delle disuguaglianze. Senza una scelta netta in questa direzione, il rischio è quello di un Paese che galleggia, anziché crescere”, aggiunge.

Nel Rapporto si evidenzia come il Pnrr rappresenti un fattore chiave per la crescita italiana, sostenendo in modo determinante il pil ed evitando una fase di stagnazione. Nel 2025 l’attuazione ha accelerato, superando i 100 miliardi di spesa cumulata e beneficiando di una revisione del piano con minori vincoli operativi. Il picco di spesa è atteso nel 2026, con circa 44 miliardi di euro, ed un impatto sulla crescita del pil reale pari allo 0,3%, che scendono a 41 miliardi nel biennio successivo (31 nel 2027 e 10 nel 2028) per il completamento di opere già avviate reso possibile dall’introduzione di determinati veicoli finanziari.

Secondo il rapporto dell’area studi Legacoop-Prometeia nonostante una forte instabilità geopolitica e livelli di incertezza ai massimi storici, nel 2025 la tenuta del ciclo economico mondiale è stata superiore alle attese e l’Italia, dai dati preliminari diffusi dall’Istat, ha registrato una crescita media annua dello 0,7%, restando però sotto la media dell’area euro, stimata all’1,5%.

“Il contesto resta comunque complesso, le prospettive fragili”, si legge nel testo. Atteso un rallentamento del pil nel 2027 e nel 2028 rispettivamente allo 0,6% e allo 0,5%, sotto la media dell’area euro dell’1.1%. La domanda interna sostiene l’attività economica, specialmente con gli investimenti in costruzioni non residenziali legati al Pnrr e dai consumi.

Consumi che, però, crescono lentamente: nel 2026 +0,8%, con una leggera flessione nel biennio successivo (+0,7% nel 2027, +0,6% nel 2028). Le famiglie restano infatti prudenti, privilegiando il risparmio (i giovani risparmiano di più per garantirsi pensione e copertura sanitaria), nonostante l’occupazione elevata, una crescita, pur lenta, dei salari (nel terzo trimestre 2025 le retribuzioni orarie reali restano comunque inferiori del 4,6% rispetto a quelle di fine 2019).

L’inflazione è contenuta anche se il ‘carrello della spesa‘ ha fatto registrare incrementi più consistenti. L’inflazione è attesa su valori in linea con l’obiettivo del 2% della Bce: + 1,6% nel 2026, + 2,1% nel 2027 e + 1,9% nel 2028.

Sul piano della finanza pubblica si prevede un deficit al 2,8% nel 2027 e al 2,6% nel 2028 “a motivo del ciclo elettorale, della spesa militare e per la transizione climatica, oltre che per un quadro macroeconomico meno favorevole”. La riduzione del debito resta decisamente lenta, passando dal 136,9% del 2025 al 138,2% nel 2026, per poi flettere al 137% nel 2027 e al 136% nel 2028.

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