Il giornalista Carlo Valentini si chiede se siano tutte utili le spese del Pnnr che, scrive, “è stato giustamente definito un’occasione storica per l’ammodernamento di un Paese fermo da troppi anni e retrocesso nella dotazione infrastrutturale.
È quindi sorprendente quanto sta avvenendo.
Con una posta in gioco tanto importante, e complessa, e di fronte a comprensibili ostacoli c’era da aspettarsi una chiamata alle armi, cioè la richiesta di remare tutti, insieme, nella stessa direzione per fare arrivare in porto la nave.
Un’iniziativa di questo tipo – sottolinea dalle colonne di Italia Oggi – avrebbe anche chiarito chi ha più a cuore le sorti del Paese rispetto ai propri tornaconti politici.
Invece stiamo assistendo a un balletto assai poco decoroso: il governo che litiga al suo interno e lancia j’accuse agli esecutivi passati, per altro dopo avere modificato gli assetti dirigenziali approntati dal governo Draghi e quindi avere collocato uomini di propria fiducia al vertice; l’opposizione che mette in campo slogan e non proposte; Nord e Sud che si bacchettano in una sorta di anteprima di quanto succederà con l’autonomia differenziata; perfino il Capo dello Stato viene impropriamente tirato in ballo perché avrebbe nostalgie draghiane, come fosse una colpa approfondire le questioni relative al Pnrr.
Sarebbe quanto mai opportuno diradare la nebbia, abbandonare le polemiche, ritrovarsi e riaprire il dossier, come chiede l’Istituto (indipendente) Bruno Leoni: «Sono davvero tutte utili e necessarie le opere previste?
Ed è ragionevole andare a incrementare ulteriormente il nostro già colossale debito pubblico pur di incassare integralmente non solo i trasferimenti a fondo perduto, ma anche i prestiti?
Il Pnrr contiene diversi interventi effettivamente utili, pensiamo alla digitalizzazione del settore pubblico e della giustizia.
Ma altre misure sono discutibili.
Le gare deserte per i treni a idrogeno o l’incapacità di rispettare l’impegno a piantumare gli alberi sono solo gli esempi più pittoreschi».
Una rivisitazione unitaria e non dogmatica del Pnrr – conclude – consentirebbe di superare in modo positivo l’impasse”.








