Mentre l’indice Eurostoxx600 ha toccato i massimi venerdì 23, Piazza Affari è tornata, dopo ben 16 anni, ai livelli di inizio 2008, in piena crisi subprime, chiudendo a 32.700 punti.
Questo grazie ad una corsa del 28% nel 2023 e di quasi l’8% da inizio anno.
Anche S&P, Nasdaq e Nikkei 225 sono al top, segnale che le borse viaggiano toniche mentre l’economia zoppica.
Ma il paradosso è che a Palazzo Mezzanotte solo quattro titoli stanno ritoccando i loro massimi: Cucinelli, Ferrari, Prysmian e Stellantis.
Le quattro società hanno chiuso la seduta del 23 febbraio con il prezzo più elevato della loro storia borsistica.
Ftse Mib, multipli depressi.
Le restanti 36 realtà del Ftse Mib, scrive MF-Milano Finanza, sono tutte al di sotto dei rispettivi record.
E se escludiamo altre due società per cui i massimi non sono lontani (Buzzi e Iveco), per i restanti 34 titoli la distanza è ancora ampia, con la maggior parte che si trova lontano di oltre il 20%.
Certo, ci sono i casi particolari come Telecom Italia e Saipem, che per diversi motivi scambiano a un valore inferiore di oltre il 98% dai loro massimi.
Ma ci sono anche le banche che, malgrado i bilanci da record fatti registrare di recente, vedono ancora con il binocolo la possibilità di spostare l’asticella un po’ più in là.
Intesa e Unicredit, per prendere come esempio i due colossi bancari italiani, si trovano rispettivamente a -43,3% e -84,8% dai record toccati non a caso a ridosso della crisi del 2008.
Insomma, spazio per correre per i titoli del Ftse Mib (e di conseguenza anche per l’indice) sembra essercene anche senza andare a scomodare il record storico di 50.109 punti, registrato il 6 marzo 2000.
E se andiamo a guardare i multipli, emerge che il Ftse Mib è ancora in fondo alla classifica mondiale dei listini, con un rapporto prezzo/utili atteso a 12 mesi di 8,7 volte, peggiore solo dell’Hang Seng a Hong Kong di 7,6 volte.
Il p/e di Piazza Affari si confronta con lo Eurostoxx600 a 12 volte, l’S&P 500 a 18,7 volte, il Nasdaq Composite a 24,9 volte.
Ed è anche sotto il CSI300 di Shanghai a 9,9 volte, un listino in crisi da un paio di anni.
Torna l’industria.
L’inizio del 2024 è stato molto brillante per il Ftse Mib, commenta Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia, “che ha sfruttato il sentiment risk-on sui mercati grazie alle performance strabilianti del settore tecnologico per l’entusiasmo degli investitori sull’intelligenza artificiale e gli ottimi conti trimestrali del settore bancario che ha evidenziato numeri record sulla scia dei rialzi dei tassi di interesse avvenuti nel 2022/2023”.
Ora il momento brillante dei mercati azionari può essere interrotto “solamente da un forte ritorno delle pressioni inflazionistiche tali da cambiare le aspettative su un prossimo taglio dei tassi di interesse da parte delle banche centrali”, avverte l’analista.
Nello scenario al momento “più probabile che Fed e Bce possano intervenire con un taglio del costo del denaro in primavera/estate, i settori che più beneficeranno saranno quelli industriali (automotive, telecomunicazioni, energetico) e il comparto delle medio/piccole imprese (Ftse Italia Mid Cap e Small Cap)”, sottolinea Diodovich.
Banche toniche.
La corsa del Ftse Mib anche in apertura di 2024 “è alimentata da diversi fattori”, evidenzia Luigi De Bellis, co-head of research team di Equita.
In primis “la resilienza superiore al previsto dell’economia americana, che potrebbe anche evitare completamente un rallentamento economico”.
Ci sono inoltre i fattori “eccesso di liquidità e i risultati di Nvidia”.
E, soprattutto, i mercati “iniziano a scontare il ritorno a una politica monetaria più accomodante, nonostante i primi tagli dei tassi potrebbero arrivare più tardi di quanto previsto in precedenza”.








